Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo che introduce una revisione dei modelli di intelligenza artificiale prima della loro uscita sul mercato, una mossa che segna un cambio di rotta rispetto all’atteggiamento più permissivo tenuto finora dalla sua amministrazione. Il documento, siglato martedì, crea quello che viene definito un “quadro volontario” per spingere le aziende del settore a condividere i loro modelli frontier con il governo federale, con l’obiettivo dichiarato di promuovere un’innovazione sicura e rafforzare la cybersicurezza delle infrastrutture critiche.
Il testo dell’ordine non rinuncia a difendere la filosofia di fondo che ha guidato Washington negli ultimi anni. L’industria americana dell’IA, si legge, ha avuto successo anche perché “rifiutiamo di soffocare questa innovazione con regolamenti eccessivamente onerosi”. Allo stesso tempo, però, l’amministrazione ammette che le nuove capacità dei sistemi di intelligenza artificiale portano con sé rischi concreti per la sicurezza. Da qui la decisione di affidare a diverse agenzie federali il compito di mettere a punto un metodo per valutare le capacità informatiche avanzate dei modelli prima che vengano resi disponibili al pubblico.
Come funziona la condivisione volontaria con il governo
Le aziende restano libere di decidere se mostrare o meno i propri sistemi alle autorità prima del lancio. Chi sceglie di farlo, però, può ottenere alcune garanzie di riservatezza in cambio della collaborazione. L’ordine impegna inoltre il governo federale a preparare difese informatiche specifiche contro le minacce legate all’IA, con un’attenzione particolare proprio alle infrastrutture critiche.
La firma arriva dopo un rinvio dell’ultimo minuto. Trump aveva temuto che una versione precedente dell’ordine potesse “intralciare” la competizione con la Cina. Quel testo iniziale prevedeva che le società condividessero i propri modelli da 14 a 90 giorni prima dell’uscita, mentre la versione finale chiede una condivisione fino a 30 giorni prima del lancio pubblico. Google, Microsoft e xAI hanno già accettato il mese scorso di sottoporsi a una revisione preventiva da parte del Center for AI Standards and Innovation, struttura che fa capo al Dipartimento del Commercio.
Un cambio di passo rispetto al passato
OpenAI e Anthropic avevano già dato il loro assenso alla condivisione dei modelli nel 2024, sotto la presidenza di Joe Biden, all’interno della spinta verso regole più stringenti sulla sicurezza dell’IA. Per un certo periodo l’amministrazione Trump aveva invece ridimensionato queste preoccupazioni, mantenendo un approccio più defilato sotto la guida dell’ex responsabile per l’intelligenza artificiale della Casa Bianca, David Sacks. L’ordine appena firmato chiarisce esplicitamente che non va interpretato come una forma di licenza obbligatoria o di autorizzazione preventiva. Eppure segnala una certa disponibilità a esercitare un controllo sulle aziende del comparto.
Un elemento che potrebbe aver pesato in questo riposizionamento è il lancio limitato, ad aprile, del modello Mythos di Anthropic. La società ha raccontato che il sistema aveva individuato “migliaia di vulnerabilità ad alta gravità, comprese alcune presenti in ogni grande sistema operativo e browser web”. Mythos sembra inoltre aver aperto uno spiraglio nei rapporti tesi tra Anthropic e l’amministrazione, dopo la battaglia legale con il Pentagono sull’uso dell’IA per armi letali autonome e sorveglianza di massa.
Il nuovo provvedimento ha raccolto consensi anche da gruppi che in passato si erano opposti alle restrizioni sulle leggi statali in materia di IA. “La Casa Bianca è ufficialmente Mythos pilled”, ha commentato Brad Carson, presidente di Americans for Responsible Innovation, sostenendo che l’ordine dimostra come l’amministrazione stia prendendo sul serio le vulnerabilità dei modelli. Brendan Steinhauser, amministratore delegato di Alliance for Secure AI, si è detto “soddisfatto di vedere che l’amministrazione Trump sta prendendo sul serio i rischi di questi modelli”. Sia Steinhauser sia Carson hanno chiesto al Congresso di trasformare in legge protezioni di carattere obbligatorio.