Tomb Raider: Legacy of Atlantis sta prendendo forma, e uno dei dettagli più interessanti emersi di recente riguarda il modo in cui il team di sviluppo sta costruendo i combattimenti contro i boss. A quanto pare, il punto di riferimento dichiarato è nientemeno che Elden Ring, considerato un esempio eccellente di come rendere queste sfide impegnative ma corrette nei confronti del giocatore.
Il modello Elden Ring per i boss fight
Chi ha affrontato Malenia in Elden Ring sa bene cosa significa trovarsi davanti a un boss che sembra impossibile, salvo poi scoprire che ogni suo attacco ha una finestra precisa per essere evitato o punito. È esattamente questa filosofia che il responsabile dei boss fight di Tomb Raider: Legacy of Atlantis vuole portare nel nuovo capitolo della serie. Il concetto chiave è la fairness, cioè l’idea che ogni sconfitta debba sempre sembrare colpa del giocatore e mai del gioco stesso. Se un boss colpisce, il giocatore deve poter guardare indietro e capire dove ha sbagliato, quale segnale non ha colto, quale schema non ha riconosciuto.
Elden Ring ha dimostrato che la difficoltà estrema funziona solo quando è accompagnata da una leggibilità impeccabile. Anche gli attacchi più devastanti di Malenia, incluso il famigerato Waterfowl Dance, possono essere schivati con il tempismo giusto. Non c’è trucco, non c’è inganno. E questo tipo di design genera una soddisfazione enorme quando finalmente si riesce a prevalere. Il team dietro Tomb Raider: Legacy of Atlantis sembra aver interiorizzato questa lezione e vuole applicarla al proprio universo narrativo, che ovviamente ha un tono e un contesto molto diversi rispetto all’Interregno di FromSoftware.
Cosa aspettarsi dai combattimenti di Legacy of Atlantis
Naturalmente parlare di boss fight ispirati a Elden Ring dentro un gioco di Tomb Raider fa alzare più di un sopracciglio. La serie di Lara Croft non è mai stata associata a combattimenti punitivi in stile soulslike. Eppure l’ispirazione non riguarda tanto il livello di difficoltà puro, quanto la struttura del game design che sta dietro a ogni scontro. L’obiettivo dichiarato è fare in modo che i boss di Tomb Raider: Legacy of Atlantis comunichino chiaramente le proprie intenzioni prima di attaccare, dando sempre al giocatore gli strumenti per reagire.
Questo approccio non significa necessariamente che il gioco sarà brutale come un titolo FromSoftware. Significa piuttosto che ogni combattimento verrà costruito con attenzione maniacale alla coerenza tra ciò che il boss telegrafato e ciò che effettivamente accade sullo schermo. È un principio che, quando viene rispettato, rende qualsiasi action RPG più gratificante da giocare, indipendentemente dalla soglia di difficoltà scelta.
Il fatto che il team di sviluppo citi apertamente Elden Ring come modello di riferimento dice molto sulle ambizioni di Legacy of Atlantis. Non si tratta di copiare meccaniche, ma di adottare una mentalità progettuale che mette il rispetto del giocatore al centro di ogni decisione. E per una serie storica come Tomb Raider, che negli ultimi anni ha attraversato fasi molto diverse tra loro, questo tipo di attenzione al combat design potrebbe fare davvero la differenza.