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TFA nel sangue: trovato nel 100% dei 110 europei analizzati

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Gli inquinanti eterni sono entrati nel corpo umano molto più a fondo di quanto si potesse immaginare. Un nuovo studio condotto da PAN Europe ha rilevato il TFA, sigla che indica l’acido trifluoroacetico, nel 100% dei 110 pazienti europei sottoposti alle analisi. Nessun campione è risultato privo di questa sostanza. La concentrazione mediana individuata nel sangue arriva a 21,22 ng/ml, un valore record che si colloca tra i livelli più alti mai registrati nell’organismo umano.

Il dato pesa ancora di più se si guarda alla natura del composto. Il TFA fa parte della vasta famiglia dei PFAS e deriva dai pesticidi. Viene definito “eterno” proprio perché è altamente persistente. Si tratta di una molecola tossica che non si decompone nell’ambiente e che, una volta rilasciata, tende a rimanere lì. Gli effetti che può avere sulla salute non sono affatto marginali, perché è in grado di incidere sullo sviluppo della prima infanzia, sul sistema immunitario e sulla fertilità. Insomma, tre ambiti tra i più delicati per l’equilibrio dell’organismo.

Dall’acqua del rubinetto alla birra, la diffusione del TFA

Una delle caratteristiche che rendono questo inquinante così insidioso è la sua struttura. Il TFA è un PFAS a catena ultracorta, estremamente mobile, e questa mobilità gli permette di spostarsi con facilità e di raggiungere un’ampia varietà di prodotti di consumo quotidiano. La sostanza è presente nell’acqua del rubinetto ma anche in quella minerale in bottiglia, quindi la scelta di bere acqua confezionata non mette al riparo dal problema. E non finisce qui, perché tracce del composto compaiono nei succhi di frutta e nelle verdure, persino nella birra e nel mais.

Il capitolo più preoccupante riguarda però il cibo. La concentrazione di TFA negli alimenti è infatti 100 volte superiore a quella rilevata nell’acqua. Un divario enorme, che sposta l’attenzione dalla sola rete idrica a ciò che finisce ogni giorno nel piatto.

A rendere il quadro ancora più serio c’è l’andamento nel tempo. I livelli di questa sostanza sono in progressivo aumento e i numeri lo mostrano con chiarezza: tra il 2011 e il 2021 la presenza di residui di pesticidi PFAS in frutta e verdura è triplicata. Un’evoluzione che smentisce l’ipotesi di una loro graduale eliminazione e che racconta invece una tendenza opposta, con una contaminazione che cresce anziché ridursi.

I risultati dello studio sui 110 pazienti europei

Entrando nel dettaglio dell’indagine firmata da PAN Europe, il confronto con altri inquinanti della stessa famiglia offre una misura concreta della portata del fenomeno. In tutti i 110 pazienti europei i livelli di TFA nel sangue sono risultati da 4 a 5 volte superiori a quelli dei PFAS a catena lunga, cioè le sostanze di questo gruppo con una struttura molecolare più estesa. Il composto a catena ultracorta, quindi, non solo è onnipresente ma supera nettamente anche i suoi “parenti” più noti.

Va detto che la presenza dell’acido trifluoroacetico nell’organismo umano non è una scoperta del tutto nuova. Studi precedenti avevano già rilevato la sostanza nel sangue delle persone esaminate, segnalando che il problema esisteva da tempo. Mai prima d’ora, però, era stata raggiunta una concentrazione di 21,22 ng/ml.

Fonte: TecnoAndroid

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