Quando nel 2019 Elon Musk parlò di oltre un milione di Tesla Robotaxi sulle strade americane entro il 2020, il mondo ci credette. O quantomeno, gli investitori ci credettero. Eppure oggi, nella primavera del 2026, quel numero roboante si è ridotto a qualcosa che farebbe sorridere se non facesse riflettere: venti automobili. Non centomila, non diecimila. Venti.
Il dato arriva dal servizio Robotaxi Tracker, che monitora l’effettiva attività della flotta autonoma negli Stati Uniti. Nell’arco degli ultimi sette giorni, le vetture realmente operative senza supervisione erano quattordici ad Austin, tre a Dallas e altre tre a Houston. Numeri che non solo restano lontanissimi dalle promesse, ma che raccontano una tendenza preoccupante: la flotta non sta crescendo, sta rimpicciolendo.
Il servizio era partito in Texas lo scorso anno, inizialmente dentro un’area delimitata di Austin e con un safety driver a bordo pronto a prendere il controllo. Poi si era esteso ad altre città texane e alla Bay Area californiana. Ma il confronto con Waymo, che nel frattempo ha costruito con pazienza e in silenzio un vantaggio competitivo enorme, risulta impietoso. I numeri di Tesla Robotaxi, messi accanto a quelli del rivale, sembrano poco più di un errore di arrotondamento.
Lo scoglio californiano e i numeri reali della flotta
C’è poi la questione della California, che per Tesla rappresenta un muro ancora impossibile da scalare. Le normative locali continuano a bloccare qualsiasi circolazione di vetture senza conducente a marchio Tesla nello Stato. E anche la flotta con autista umano a bordo non se la passa bene: il picco è stato raggiunto tra dicembre 2025 e gennaio 2026, dopodiché è cominciato un declino costante. Ad aprile la Bay Area contava centodsette veicoli attivi. Oggi ne restano appena nove. Quei mezzi californiani, tra l’altro, non sono mai stati veri robotaxi: viaggiavano con una persona al volante sotto il permesso Transportation Charter Party, funzionando in pratica come un normale servizio di ride hailing.
Guardando ai dati dell’ultimo mese su scala nazionale, il quadro non migliora granché. In tutti gli Stati Uniti il servizio ha impiegato novantadue veicoli, di cui soltanto trentatré effettivamente senza supervisione umana. La fetta più grossa, cinquantadue mezzi, circolava nella Bay Area. Ma, vale la pena sottolinearlo ancora, in California quei veicoli li guidava una persona in carne e ossa.
Il nodo della sicurezza e una promessa ancora irrealizzata
Tesla non ha mai fornito una spiegazione ufficiale sul perché la flotta stia perdendo pezzi settimana dopo settimana. L’ipotesi più accreditata ruota attorno ai problemi di sicurezza. Un’analisi pubblicata lo scorso gennaio aveva fatto emergere un dato piuttosto eloquente: i veicoli della flotta Tesla Robotaxi risultavano coinvolti in un incidente ogni 55.000 miglia, una frequenza circa quattro volte superiore alla media registrata dai conducenti umani. Non esattamente il tipo di statistica che rassicura autorità e opinione pubblica.