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Il nuovo Tesla Roadster mette in fila una serie di prodezze che sembrano uscite da un film di fantascienza più che dal catalogo di una casa automobilistica. Si parla di un’auto capace di viaggiare attaccata al soffitto, di staccarsi da terra e di passare da 0 a 96 km/h in meno di un secondo. Dietro a uno spettacolo del genere non c’è nessuna magia ma un mix piuttosto curioso: una vecchia idea nata nel mondo delle corse e un vero e proprio pezzo di razzo, due elementi che insieme spiegano come la sportiva elettrica di Tesla riesca a sfidare la gravità.
Conviene partire proprio dai numeri, perché da soli bastano a far capire la portata del progetto. I 96 km/h citati corrispondono alle classiche 60 miglia orarie, il riferimento che negli Stati Uniti si usa da sempre per misurare lo scatto di una vettura. Coprire quella distanza in meno di un secondo significa spingersi in un territorio in cui le auto stradali di solito non mettono piede. E l’accelerazione è soltanto la prima delle figure impossibili che la nuova Roadster promette di eseguire, visto che il resto del repertorio è ancora più spiazzante.
Tesla Roadster: ventilatore e aria compressa, gli ingredienti dietro lo spettacolo
Per capire come una macchina possa anche solo pensare di correre a testa in giù bisogna guardare a tre parole chiave: ventilatore, aria compressa e 80 kN. Il primo elemento rimanda a quella vecchia idea delle competizioni automobilistiche di cui si accennava. Il principio di fondo è intuitivo anche per chi non mastica ingegneria, perché un ventilatore che lavora sotto la vettura serve a tenerla incollata alla superficie su cui si muove, che sia l’asfalto o, almeno sulla carta, un soffitto.
Non si tratta quindi di un’invenzione spuntata dal nulla. È piuttosto il recupero di un concetto già esplorato nel motorsport e riletto in chiave moderna su una supercar elettrica. Ed è qui che il discorso si fa interessante, perché la Tesla Roadster non si limita a incollarsi a terra ma punta anche nella direzione opposta, cioè verso il decollo. Due obiettivi che sembrano contraddirsi e che invece convivono nello stesso progetto.
Il pezzo di razzo e la sfida alla gravità
Il secondo ingrediente è quello che più di tutti fa alzare il sopracciglio. Nella nuova Roadster trova posto una tecnologia che arriva dal mondo dei razzi, legata all’impiego dell’aria compressa. È proprio questo componente a rendere plausibili le manovre più estreme, compreso lo scatto bruciante e la possibilità di staccarsi dal suolo. Non è un dettaglio da poco per un’auto che, almeno in teoria, dovrebbe circolare anche su strada.
Poi c’è quel valore di 80 kN, il numero che accompagna tutta la vicenda. Il kilonewton è un’unità di misura della forza, e una cifra simile dà l’idea di quanta energia entri in gioco quando la vettura prova a vincere il proprio peso. Messi insieme ventilatore, aria compressa e una forza di 80 kN, il quadro diventa più chiaro: la Tesla Roadster combina un’intuizione presa in prestito dalle corse con un elemento tipico dell’ingegneria spaziale, ed è questa miscela a renderla capace di sfidare la gravità tra soffitto, decollo e uno 0 a 96 km/h chiuso in meno di un secondo.
Fonte: TecnoAndroid


