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Il progetto Terafab con cui Elon Musk punta a produrre chip in casa potrebbe rivelarsi più complicato da realizzare di una missione umana su Marte. A pensarla così è una persona che conosce da vicino le dinamiche interne di TSMC, interpellata insieme a un dirigente di Samsung e a un analista della società sudcoreana Hanwha. Il ragionamento di fondo è condiviso da tutti e tre: tirare su una fabbrica di semiconduttori è relativamente semplice quando i capitali non mancano, ma usarla per sfornare chip con rese elevate è un’impresa completamente diversa e molto più complessa.
Le ambizioni di Terafab e il ruolo di Intel
Musk non ha mai pensato in piccolo e anche stavolta l’obiettivo è enorme. Con Terafab l’imprenditore vorrebbe arrivare un giorno a generare qualcosa come 1 terawatt di capacità di calcolo attraverso i suoi impianti. Un traguardo che sembra quasi fantascienza e che non potrebbe essere raggiunto senza partner di peso. Tra questi c’è Intel, la cui tecnologia produttiva di nuova generazione 14A dovrebbe essere impiegata proprio all’interno della struttura.
Negli ultimi tempi il progetto è tornato al centro dell’attenzione per via delle voci su una possibile collaborazione con TSMC. Il più grande produttore di chip su commissione al mondo porterebbe un bagaglio di competenze difficile da eguagliare. Musk stesso ha lasciato intendere che il colosso taiwanese potrebbe ritagliarsi un ruolo da subaffittuario all’interno dell’iniziativa, mentre altri osservatori hanno sollevato perplessità legate agli interessi commerciali dell’imprenditore in Cina, un tema delicato quando si parla di lavorare con un’azienda così strategica per l’isola.
C’è comunque chi vede del potenziale. Park Joon-yong, analista di Hanwha Securities, ritiene che il vero valore di Terafab stia nel tentativo di costruire una filiera completa per i chip destinati a settori molto diversi tra loro, dall’impiego spaziale ai veicoli autonomi fino alla robotica. Secondo Park l’esperienza produttiva di Intel sarà decisiva per permettere a Tesla e SpaceX di mettere in piedi rapidamente un sistema di produzione, evitando di sprecare anni a sviluppare la tecnologia partendo da zero.
I dubbi di Samsung e TSMC sulle rese produttive
Il quadro però cambia parecchio quando a parlare sono i diretti concorrenti. Un rappresentante di Samsung si è mostrato decisamente più critico verso gli sforzi di Musk. A suo avviso la vera forza nel settore della fabbricazione di semiconduttori nasce da anni di conoscenze accumulate attraverso il lento e insidioso lavoro di miglioramento delle rese. Non è un caso che proprio Samsung venga spesso descritta in difficoltà su questo fronte. Il dirigente ha aggiunto che calibrare i macchinari fino a raggiungere rese da produzione di massa e mantenere la combinazione ottimale delle varie fasi di lavorazione richiederebbe almeno 30 anni.
Sulla stessa linea si è espressa la fonte vicina a TSMC, secondo cui costruire uno stabilimento è la parte facile. Il difficile arriva dopo, quando bisogna produrre wafer senza oscillazioni ed errori. Il progresso nella fabbricazione dei chip impone ai produttori di ridurre di continuo le dimensioni dei circuiti e in questo contesto basta un singolo difetto oppure una differenza di pochi secondi nei passaggi del processo per compromettere le rese.
Proprio partendo da queste difficoltà la persona informata sulle dinamiche di TSMC ha spiegato che le barriere d’ingresso nel mondo della produzione di chip sono le più alte in assoluto. E ha chiuso con un paragone piuttosto eloquente: per Elon Musk potrebbe risultare più semplice mandare il razzo Starship su Marte che ottenere rese stabili con Terafab.
Fonte: TecnoAndroid








