Le tempeste solari restano tra i pericoli meno considerati per il mondo tecnologico che ci circonda, eppure il loro impatto sulla vita quotidiana potrebbe essere tutt’altro che marginale. Alcuni episodi del passato lo hanno già dimostrato, e ora la NASA prova a giocare d’anticipo con una missione pensata proprio per questo.
Forse non è chiaro a tutti quanto un’intensa espulsione di particelle dal Sole possa fare danni. Parliamo di satelliti messi fuori uso, comunicazioni radio disturbate, sistemi di navigazione che iniziano a fare i capricci. Per chi sta a terra il problema si sente meno, questo è vero. Ma nei casi più estremi cambia tutto, perché gli astronauti rischiano un’esposizione alle radiazioni ben più alta del normale.
Il vero nodo è il tempo. Fenomeni del genere non lasciano molto preavviso, e prepararsi diventa complicato quando i minuti a disposizione sono pochi. Ecco perché nasce SunRISE, la missione della NASA che avrà un ruolo delicato nella prevenzione di questi eventi.
SunRISE e il lancio con Falcon Heavy
Il sistema satellitare non è ancora operativo, deve ancora partire. Anzi, proprio in vista del debutto l’agenzia ha deciso di cambiare il vettore di lancio. Via il razzo Vulcan Centaur di United Launch Alliance, spazio al più potente Falcon Heavy di SpaceX. Una scelta che non tocca in alcun modo gli obiettivi scientifici, ma che permette di inserire la missione come carico condiviso in un lancio organizzato dalla Space Force statunitense.
E allora cosa farà davvero SunRISE? Qui arriva la parte interessante. Invece di costruire un enorme radiotelescopio nello spazio, la NASA punta su sei piccoli satelliti, grandi più o meno quanto un forno a microonde. Volando in formazione perfetta a circa 35.000 chilometri dalla Terra, lavoreranno come se fossero un’unica gigantesca antenna radio. In questo modo potranno ascoltare le onde radio generate nella corona solare, ovvero lo strato più esterno dell’atmosfera del Sole.
Questi segnali nascono quando particelle ad altissima energia vengono accelerate nello spazio, e qui sta il vantaggio decisivo. Le onde radio raggiungono la Terra prima delle particelle stesse, comportandosi come un sistema di allerta anticipata del tutto naturale. Individuarle in tempo significa guadagnare minuti preziosi, quel margine che può bastare per mettere in sicurezza satelliti, missioni spaziali e infrastrutture sensibili.
Ormai tutto è pronto. I sei SmallSat sono in attesa di partire, e manca soltanto la conferma di una finestra di lancio.