Le telecamere con intelligenza artificiale che leggono le targhe stanno diventando uno dei temi più caldi nelle città americane, e non per i motivi che le aziende produttrici avrebbero sperato. Quelli che una volta erano semplici strumenti per la lotta al crimine ora finiscono sotto accusa, con residenti, consiglieri comunali e amministratori che alzano la voce contro reti di sorveglianza capaci di registrare ogni veicolo che passa e di conservare enormi quantità di dati su dove viaggiano le persone. Il tema dei lettori automatici di targhe non è più roba da soli attivisti per la privacy.
La battaglia si è spostata sulle strade, tra chi difende questi sistemi come armi indispensabili per risolvere reati e chi invece li vede come l’inizio di una sorveglianza di massa fuori controllo. E lo scontro, ormai, è di quelli che tengono sveglie intere città fino a notte fonda.
Telecamere AI: quando una città esplode
Un caso emblematico è arrivato da Troy, nello stato di New York, dove una riunione del consiglio comunale è andata avanti oltre la mezzanotte. I cittadini hanno preso di mira i loro stessi rappresentanti per l’uso continuato delle telecamere fornite da Flock Safety. Qualcuno ha parlato di un vero e proprio incubo distopico, sostenendo che raccogliere dati su ogni singolo veicolo di passaggio significa costruire un’infrastruttura di sorveglianza che può essere facilmente abusata. E il punto è proprio questo, perché di abusi ne sono già stati documentati parecchi negli Stati Uniti.
Le parole di alcuni residenti sono state durissime. Uno di loro si è detto sconvolto dal fatto che il sindaco e la sua amministrazione possano ignorare i diritti di una fetta consistente di persone che, di fatto, pagano i loro stipendi. Anche dall’American Civil Liberties Union è arrivata una posizione netta, secondo cui una tecnologia di sorveglianza di massa dovrebbe essere usata soltanto per i crimini più gravi, non per il quotidiano.
Il gigante del mercato e i suoi problemi
Flock Safety, azienda con sede ad Atlanta, è diventata la protagonista assoluta di questo settore da quando è nata nel 2017. I suoi numeri sono impressionanti, con circa 20 miliardi di letture di targa ogni mese e una presenza in più di 6.000 comunità. Ma le sue telecamere non si limitano a leggere le targhe, riconoscono anche colore, marca, modello del veicolo e dettagli particolari come adesivi sul paraurti o portapacchi sul tetto.
I dipartimenti di polizia possono interrogare quel database, ricevere avvisi quando spunta un veicolo specifico e in certi casi persino ricostruire i movimenti recenti. I sostenitori parlano di risultati concreti. L’amministratore delegato Garrett Langley sostiene che la tecnologia ha avuto un ruolo in circa un milione di arresti nell’ultimo anno, mentre molte autorità locali le attribuiscono il merito di aver risolto omicidi, rapine, indagini sugli stupefacenti, casi di persone scomparse e furti d’auto.
Il rovescio della medaglia, però, esiste eccome. A Oakland gli avvisi sulle auto rubate erano talmente tanti che la polizia ha deciso di spegnerli. Ci sono stati casi in cui alcuni individui, agenti compresi, avrebbero usato illegalmente questi sistemi di lettura per pedinare altre persone. E alcuni giornalisti hanno scoperto unità di telecamere completamente prive di protezione, dimostrando quanto sia facile raccogliere dati su chiunque una volta ottenuto l’accesso.
Altri contestano proprio il principio di fondo, quello di raccogliere informazioni su ogni veicolo. Una forma di controllo diffuso, anche se i tribunali hanno generalmente stabilito che questi dispositivi non violano le tutele previste dal Quarto Emendamento.
La resistenza si organizza
Il movimento contrario è diventato sempre più strutturato. Sono nati siti come DeFlock, che raccoglie in modo collaborativo la posizione delle telecamere, e piattaforme come HaveIBeenFlocked.com, che permettono a chiunque di cercare la propria targa. In alcuni casi le telecamere sono state addirittura vandalizzate con vernice, adesivi o persino seghe.