Starlink è tornata al centro delle discussioni sui rischi legati allo spazio, e stavolta il motivo riguarda i satelliti che spariscono, non quelli che vengono lanciati. Nel giro di sei mesi ne sono stati distrutti 260, fatti rientrare nell’atmosfera fino alla disintegrazione completa. Un numero che fa riflettere, soprattutto se si pensa a quanti oggetti stanno affollando l’orbita terrestre in questo momento.
Il cielo sopra le nostre teste è sempre più pieno, e da tempo qualcuno parla di una possibile catastrofe legata alla quantità di detriti spaziali che rischia di diventare ingestibile. Non è più uno scenario così remoto. Tra le aziende che stanno riempiendo l’orbita con i loro apparecchi, SpaceX è quella che si trova più spesso sotto i riflettori, e proprio la costellazione Starlink è la prima chiamata in causa.
Un’orbita sempre più affollata
I numeri parlano chiaro. Sono oltre 10.000 i satelliti Starlink già in orbita, ma SpaceX non ha intenzione di fermarsi. L’obiettivo dichiarato è come minimo quadruplicare quella cifra, e nel frattempo anche Amazon Leo sta lavorando a progetti molto simili. Se entrambe le realtà procederanno spedite, la situazione potrebbe complicarsi parecchio nei prossimi anni.
Il punto è che il problema non riguarda soltanto i satelliti attivi, quelli che ci portano la connessione a Internet o svolgono altre funzioni. C’è anche la questione di cosa succede quando smettono di funzionare. La loro fine, insomma, sta diventando un tema tutt’altro che secondario, e le cifre confermate dall’azienda di Musk lo dimostrano bene.
Il nodo ambientale dei rientri
Restando su SpaceX, l’azienda ha confermato di aver smaltito quei 260 satelliti Starlink tra dicembre 2025 e maggio 2026. La procedura consiste nel farli rientrare nell’atmosfera terrestre in modo controllato, fino a quando si distruggono del tutto. Sulla carta è una scelta sensata, perché evita che pezzi di metallo cadano al suolo o restino a vagare in orbita creando nuovi rischi.
C’è però un rovescio della medaglia che comincia a preoccupare. Questi rientri controllati potrebbero avere un impatto ambientale non trascurabile sull’atmosfera stessa. Bruciare centinaia di satelliti significa rilasciare materiali in alta quota, e nessuno sa con precisione quali siano le conseguenze a lungo termine.
L’argomento è sempre più sentito nella comunità scientifica. I ricercatori chiedono a gran voce studi più approfonditi e regole specifiche sull’impatto atmosferico di queste operazioni. La velocità con cui i satelliti vengono lanciati e poi smaltiti sta superando la capacità di capire davvero cosa stia accadendo lassù, e questo è forse l’aspetto più delicato di tutta la faccenda.
Il ritmo dei lanci non accenna a rallentare, anzi. Con le ambizioni di Starlink e con Amazon Leo pronta a entrare nel gioco, il numero di oggetti in orbita è destinato a crescere in modo consistente. E insieme ai satelliti che salgono, cresceranno inevitabilmente anche quelli che dovranno essere fatti rientrare e distrutti, alimentando un ciclo che per ora manca di regole chiare.