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Spot di Trump con fondi pubblici, in onda nonostante il blocco

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Gli spot di Trump pagati con i fondi pubblici del governo statunitense sono rimasti in onda in televisione anche il giorno dopo il blocco deciso da una giudice federale, secondo cui con ogni probabilità violano la legge americana che vieta di usare denaro dello Stato per pubblicità o propaganda. Nel filmato trasmesso più spesso il presidente attacca quelli che considera i suoi nemici e promette di “liberare l’America da questi cattivi una volta per tutte”. La campagna comprendeva anche uno spot che celebra il suo operato alla Casa Bianca, un altro in cui definisce gli Stati Uniti “la nazione più eccezionale mai esistita nella storia dell’umanità” e alcuni contenuti dedicati alla guerra con l’Iran e alla cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro.

Spot di Trump con fondi pubblici: un ordine del tribunale rimasto lettera morta per ore

La giudice distrettuale Jennifer Rochon ha firmato un ordine restrittivo temporaneo domenica 11 ottobre, entrato in vigore alle 18:45 della stessa sera. Il provvedimento imponeva di cancellare gli annunci “compresi quelli previsti per la sera dell’11 ottobre 2026”. Appena il giorno prima l’amministrazione aveva garantito al tribunale che gli acquisti pubblicitari del Dipartimento per la Sicurezza Interna (DHS) sarebbero scaduti l’11 ottobre senza alcun rinnovo. Eppure le pubblicità sono andate in onda quella notte e per una parte del 12 ottobre. Tutto questo a una settimana dalla dichiarazione del 5 ottobre in cui Trump aveva annunciato che avrebbe coperto lui stesso i costi “di tasca mia e con i soldi raccolti per MAGA, Inc.”

Il procuratore federale Jamie McDonald ha poi depositato un rapporto per comunicare che il governo ora si sta adeguando, aggiungendo le proprie scuse alla corte e ai ricorrenti. Ha anche ricostruito la sequenza dei fatti. Il tribunale aveva inviato l’ordine via email alle 18:46, i legali del governo lo hanno girato ai consulenti dell’agenzia alle 19:58 ma questi ultimi se ne sono accorti solo la mattina successiva. Gli annunci facevano parte di un ordine di acquisto da circa 17 milioni di euro firmato il 20 settembre dall’agenzia per le dogane e la protezione dei confini (CBP) con la società pubblicitaria LMD Agency. Secondo il DHS i passaggi televisivi fino all’11 ottobre sono costati circa 16 milioni di euro.

Nel documento con cui si opponeva alla richiesta dei ricorrenti, il governo sosteneva che un intervento del giudice fosse superfluo proprio perché la messa in onda si sarebbe fermata l’11 ottobre e quindi nessuno avrebbe subito danni. I numeri raccontano altro. Dopo l’entrata in vigore del provvedimento gli spot sono passati quasi 400 volte, 32 delle quali lunedì, anche durante programmi come 60 Minutes, ABC World News Tonight e America’s Funniest Home Videos. L’associazione Common Cause e gli altri gruppi che hanno avviato la causa hanno segnalato l’inadempienza, chiarendo di non chiedere per il momento sanzioni per oltraggio alla corte ma un’udienza per verificare il rispetto dell’ordine.

Per la giudice si tratta di annunci “puramente di parte”

Dopo il rapporto del governo, Rochon ha fissato un’udienza per mercoledì così da discutere la vicenda e i passi successivi. Il procedimento si svolge davanti al tribunale federale del Distretto Sud di New York. A fare causa sono stati Common Cause, Robert Hunter, candidato democratico a un seggio nel parlamento statale dell’Alabama, la sezione locale 32BJ del sindacato SEIU e il comitato Empire State 32BJ SEIU PAC. Sul fronte opposto figurano il DHS, l’Ufficio per la gestione e il bilancio (OMB) e l’Ufficio esecutivo del presidente.

Secondo la giudice i ricorrenti hanno buone probabilità di dimostrare che l’amministrazione ha violato la legge di bilancio del 2026, che vieta di usare risorse “per finalità di pubblicità o propaganda all’interno degli Stati Uniti non autorizzate in precedenza dal Congresso”. Rochon ha sottolineato che i convenuti non contestano il carattere puramente partigiano degli annunci né la loro totale estraneità alle funzioni ufficiali del DHS. Uno dei filmati, ha osservato, è quasi identico a quello usato nella campagna presidenziale del 2024, con la sola differenza che ora la dicitura sul finanziamento indica il governo degli Stati Uniti. Trump percorre un corridoio promettendo di “demolire lo stato profondo”, “cacciare i globalisti”, “scacciare comunisti, marxisti e fascisti” e “sbaragliare i media delle fake news”.

Fino all’8 ottobre quello spot era andato in onda circa 9.679 volte, con circa 972 milioni di visualizzazioni stimate e una spesa superiore ai 7,8 milioni di euro. Per gli altri quattro annunci contestati erano stati spesi circa 5,4 milioni, per un totale vicino ai 13 milioni di euro a quella data, cifra cresciuta nei giorni successivi.

La giudice ha ravvisato anche una probabile violazione della legge sulle procedure amministrative, dato che il Congresso non ha stanziato fondi per questo scopo, e ha ritenuto necessario il blocco perché non ci sono garanzie che l’OMB non dirotti risorse da altre voci per finanziare annunci simili. Il provvedimento dura solo due settimane ma può trasformarsi in un’ingiunzione preliminare valida per tutta la durata del contenzioso. Trump, la Casa Bianca, l’OMB e il DHS devono inoltre affrontare una causa analoga promossa dal Comitato nazionale democratico davanti al tribunale federale del Distretto di Columbia, dove l’udienza sulla richiesta di un ordine restrittivo è prevista per giovedì.

Fonte: TecnoAndroid

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