SpaceX si avvicina a quella che potrebbe diventare la più grande IPO della storia, e lo fa con una mossa che ribalta le regole del gioco: dare molto più spazio del solito agli investitori individuali. Una scelta che, se confermata, segnerebbe un precedente importante nel mondo delle quotazioni in borsa.
Un’IPO da record con regole tutte nuove
L’azienda spaziale guidata da Elon Musk ha tenuto di recente un incontro con le banche coinvolte nell’operazione, durante il quale sono emersi dettagli piuttosto concreti su come si intende procedere. Il punto più interessante riguarda la quota di azioni riservata agli investitori individuali: circa il 30%, una percentuale enorme se si considera che nella norma si parla di un range compreso tra il 5 e il 10%. Praticamente il triplo rispetto alla prassi consolidata.
Secondo quanto trapelato, il responsabile finanziario della società, Bret Johnsen, avrebbe spiegato che questa decisione nasce dalla volontà di riconoscere il forte supporto che il pubblico ha sempre dimostrato verso SpaceX. Una base di fan e sostenitori storicamente molto attiva, sia attorno al brand e alle sue imprese spaziali, sia attorno alla figura dello stesso Musk. Anche se, va detto, negli ultimi tempi il fondatore di SpaceX si è ritrovato coinvolto in un numero non esattamente trascurabile di controversie.
Numeri che fanno girare la testa
E qui si arriva alle cifre, che sono quelle che davvero lasciano a bocca aperta. L’operazione punta a raccogliere circa 70 miliardi di euro, con una valutazione potenziale che potrebbe toccare i 1.640 miliardi di euro. Numeri che, se confermati, renderebbero la quotazione in borsa di SpaceX la più grande mai realizzata nella storia. Punto.
Per dare un’idea della crescita, basta pensare che appena cinque mesi fa, in occasione dell’ultimo round di finanziamenti privati (avvenuto prima della fusione con xAI, altra creatura di Musk), la valutazione della società si attestava attorno ai 750 miliardi di euro. Passare da quella cifra a quasi il doppio in così poco tempo dà la misura di quanto il mercato creda nel potenziale dell’azienda. O quantomeno di quanto sia disposto a scommettere.
Perché questa IPO è diversa dalle altre
Non è solo una questione di numeri record. Quello che rende l’IPO di SpaceX davvero particolare è la filosofia che sta dietro alla distribuzione delle azioni. Storicamente, le grandi quotazioni in borsa hanno sempre privilegiato gli investitori istituzionali, i fondi, le banche. Il piccolo investitore si ritrovava con le briciole, se andava bene. Qui invece SpaceX sembra voler ribaltare questa logica, riservando una fetta enorme proprio a chi segue l’azienda dal basso, con passione e con il portafoglio personale.
È una scelta che potrebbe creare un effetto domino su come altre aziende decideranno di strutturare le proprie IPO in futuro. Se funziona con SpaceX, difficile pensare che altri non provino a replicare il modello. L’incontro con le banche ha delineato una serie di dettagli che vanno tutti in questa direzione, confermando che l’azienda non vuole semplicemente quotarsi, ma farlo alle proprie condizioni.
L’ultima valutazione di SpaceX risaliva a circa cinque mesi fa e ammontava a circa 750 miliardi di euro, prima della fusione con xAI. La crescita potenziale verso i 1.640 miliardi di euro rappresenterebbe un balzo che non ha precedenti per una società che si prepara a debuttare sul mercato azionario.
