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SpaceX, la FCC valuta 482 MHz in più per la connessione D2D

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SpaceX potrebbe presto avere a disposizione nuove frequenze per dare una spinta concreta al suo servizio direct to device, la tecnologia che consente agli smartphone di collegarsi direttamente ai satelliti in orbita. La Federal Communications Commission, l’autorità statunitense che regola le telecomunicazioni, ha da poco autorizzato la società a lanciare 15.000 satelliti dedicati proprio a questo tipo di connessione. Adesso la Commissione sta valutando di sbloccare altro spettro, non solo per SpaceX ma anche per concorrenti come AST SpaceMobile e Amazon Leo.

SpaceX: più spettro per cancellare le zone senza segnale

Sul tavolo della FCC c’è una proposta che punta a rendere disponibili ulteriori 482 MHz per la cosiddetta Supplemental Coverage from Space, ovvero la copertura supplementare fornita dallo spazio. Accanto a questo pacchetto di frequenze sono previste modifiche normative pensate per semplificare la collaborazione tra operatori terrestri e satellitari, con un obiettivo piuttosto chiaro: eliminare le aree in cui il telefono resta senza campo.

Il piano non si ferma qui. La Commissione intende infatti mettere all’asta 25 MHz di spettro in banda media, distribuiti tra 1675 e 1695 MHz e tra 2020 e 2025 MHz, aperti sia alle reti tradizionali sia alle aziende che operano con i satelliti. La proposta verrà votata il 29 ottobre e nella stessa occasione è atteso anche un voto sull’aggiornamento delle regole che disciplinano il settore D2D.

Un dettaglio merita attenzione perché rischia di generare confusione. I 482 MHz non finiranno all’asta, semplicemente verranno resi accessibili a chi offre servizi D2D. Il segnale che arriva da Washington è comunque evidente, visto che l’autorità mostra un interesse crescente nell’allargare lo spazio disponibile per chi collega i telefoni direttamente ai satelliti.

Perché SpaceX parte in vantaggio

Il mercato non è certo un monopolio, eppure SpaceX resta l’unica realtà che oggi fornisce attivamente il servizio a una base di clienti davvero ampia. L’azienda lancia più razzi di chiunque altro e può contare sulla rete satellitare più estesa in circolazione, due elementi che pesano parecchio in una competizione del genere.

Gli inseguitori però non stanno a guardare. Amazon prevede di avviare quest’anno il proprio servizio internet via satellite e a luglio un razzo di United Launch Alliance ha portato in orbita 29 satelliti per conto del colosso di Seattle, facendo salire il totale a oltre 390 unità, numero sufficiente per una prima fase operativa. Per avere un termine di paragone, la costellazione di prima generazione di SpaceX si basa su 650 satelliti.

La sfida ai grandi operatori americani

Lo spazio è diventato la nuova frontiera per tutti, sia per chi possiede infrastrutture a terra sia per chi punta sui satelliti. Pur avendo spesso sminuito l’importanza della connettività satellitare, AT&T, T-Mobile e Verizon hanno recentemente formalizzato una joint venture con l’idea di coinvolgere altri soggetti e liberarsi una volta per tutte delle zone scoperte.

SpaceX però guarda più lontano e non si accontenta di tappare i buchi della copertura altrui. Il progetto è lanciare una rete propria capace di sottrarre clienti agli operatori storici. Un recente rapporto ridimensiona in parte queste ambizioni e stima che solo un terzo circa degli utenti domestici potrebbe abbandonare il proprio gestore per passare a Starlink Mobile, mentre la fetta più consistente della crescita dovrebbe arrivare dalle aziende.

Il quadro complessivo, secondo Mike Dano, analista di settore, è comunque in forte espansione. Sommando le nuove frequenze proposte dalla FCC a quelle che Starlink sta acquistando da EchoStar, negli Stati Uniti circa 100 MHz sono destinati al D2D nei prossimi anni. E il conteggio non include lo spettro che Amazon sta comprando tramite Globalstar, quello che Rocket Lab sta acquisendo attraverso Iridium né le frequenze promesse da Viasat per il D2D grazie alla joint venture Equatys con Space42.

Fonte: TecnoAndroid

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