Sony sta proseguendo con decisione la sua campagna di pulizia del PlayStation Store, eliminando a un ritmo sempre più veloce quei titoli di pessima qualità che ormai vengono etichettati senza troppi giri di parole come giochi spazzatura. Si tratta di prodotti messi insieme con il minimo sforzo, spesso pensati solo per attirare una specifica categoria di giocatori, e adesso il colosso giapponese ha deciso di fare le cose sul serio.
Acyntha e i titoli usa e getta
L’ultimo nome a finire sotto la scure è quello di Acyntha, un micro studio indipendente che ha visto chiudersi definitivamente i rapporti commerciali con PlayStation. È stato lo stesso team a comunicarlo, con un post pubblicato su X, spiegando che i propri giochi verranno tolti dallo store entro la fine del mese. Nel catalogo dello studio ci sono le solite curiosità ultraeconomiche dedicate ai cacciatori di Trofei, con nomi che dicono tutto sul livello della proposta: Pizza No Pizza e New Supper Banana.
Nel suo annuncio lo sviluppatore non ha nascosto un certo amaro divertimento. “A quanto pare è in arrivo la rimozione da PlayStation alla fine di questo mese, se ho capito bene. Quindi, giocateli tutti! Provate Integrifix con le cuffie. Leggete Moontales. Farò una lunga sfuriata su alcuni giochi, allacciate le cinture. Per favore, compratene qualcuno così posso pagare l’affitto”. Una richiesta diretta, quasi disarmante, che fotografa bene la posizione di chi vive (o sopravvive) grazie a questi piccoli prodotti.
A onor del vero, i titoli di Acyntha non appaiono disastrosi come altri casi già finiti nel mirino, basti pensare al famigerato Jumping Sushi. Resta però il fatto che sono pensati quasi esclusivamente per rendere facilissimo lo sblocco del trofeo di platino, che è poi la loro unica vera attrattiva.
I dubbi sui filtri di qualità
La scelta di Sony di mandare via questo genere di contenuti viene letta da chi segue il settore come una mossa necessaria e attesa da parecchio tempo. Ci sono però alcune domande che continuano a girare e che meritano una risposta. Restano poco chiari, per esempio, i criteri con cui l’azienda valuta cosa tenere e cosa eliminare. E soprattutto ci si chiede come mai i filtri di qualità del PS Store non riescano a fermare queste pubblicazioni alla fonte, impedendo loro di arrivare in vetrina fin dal primo momento.
Il tema, in fondo, è proprio questo: bloccare a monte sarebbe molto più efficace che rincorrere i singoli casi uno dopo l’altro. La pulizia in corso dimostra una volontà chiara, ma lascia aperto un nodo strutturale che riguarda il modo in cui i giochi vengono approvati e messi in vendita sulla piattaforma. Per ora la lista delle rimozioni si allunga, e i prodotti di Acyntha sono solo l’ultimo capitolo di un’operazione che sembra destinata a continuare nelle prossime settimane.