Le copie fisiche dei videogiochi potrebbero presto trasformarsi in oggetti da collezione dal valore sempre più alto, e non è una previsione campata in aria. Il motivo ha un nome preciso e pesante: Sony. L’azienda giapponese ha annunciato che a partire dal 2028 smetterà di produrre giochi in formato fisico per le sue console, una decisione che ha colto di sorpresa parecchi appassionati e che sta già alimentando discussioni tra i collezionisti italiani e non.
Non è una notizia da poco. Per anni il disco, la scatola, il libretto delle istruzioni hanno rappresentato un pezzo di storia del videogioco, qualcosa da tenere sullo scaffale e da mostrare con un certo orgoglio. Con lo stop annunciato da Sony, tutto questo rischia di diventare materiale sempre più raro, e la rarità, si sa, fa lievitare i prezzi.
Perché il mercato del collezionismo potrebbe esplodere
Chi mastica un po’ di dinamiche del collezionismo lo sa bene: quando qualcosa smette di essere prodotto, il suo valore tende a salire. Le copie rare diventano ambite, ricercate, contese. E se davvero dal 2028 non usciranno più giochi fisici per PlayStation, è lecito aspettarsi che le edizioni già in circolazione, soprattutto quelle in tiratura limitata o legate a titoli di successo, possano guadagnare parecchio terreno sul piano economico.
C’è poi il fattore emotivo, che nel mondo dei videogiochi conta eccome. Molti giocatori non comprano il formato fisico solo per giocarci, ma perché ci tengono a possedere davvero il prodotto, senza doversi affidare a licenze digitali che possono sparire da un momento all’altro. Questo attaccamento al supporto tangibile alimenta una domanda che, in uno scenario di produzione azzerata, non farebbe altro che crescere.
Cosa potrebbe cambiare per il mercato videoludico
La mossa di Sony viene letta da molti come un passaggio che potrebbe segnare la fine del mercato videoludico per come lo abbiamo conosciuto finora. Il progressivo spostamento verso il digitale non è certo una novità, ma un annuncio ufficiale di questo tipo dà l’idea di una direzione ormai tracciata, difficile da invertire.
Per i collezionisti, tutto questo apre uno scenario doppio. Da una parte c’è la malinconia di veder tramontare un’abitudine radicata, il gusto di scartare una confezione nuova e sistemarla accanto alle altre. Dall’altra c’è la concreta possibilità che gli scaffali già pieni si trasformino in un piccolo tesoro, con dischi e cofanetti destinati ad aumentare di valore man mano che diventano introvabili.
Resta il fatto che parliamo di una decisione con effetti a lungo termine, che entrerà in vigore solo tra qualche anno. Fino ad allora i giochi fisici continueranno a esistere, a riempire gli scaffali dei negozi e le collezioni private. Ma l’orizzonte del 2028 fissato da Sony ha già acceso l’attenzione di chi, in questi oggetti, vede molto più di un semplice passatempo.