L’addio ai giochi su disco da parte di Sony ha diviso il pubblico esattamente come ci si poteva immaginare, ma mentre gli appassionati litigano sui forum la decisione è già stata premiata dove conta davvero, cioè in Borsa. Qualcuno ha preso la notizia con un’alzata di spalle, considerandola un passaggio obbligato. Altri invece la vedono come una svolta pesante per tutta l’industria del gaming, il punto in cui il concetto di proprietà legata all’acquisto viene messo definitivamente da parte. Il mondo della finanza, però, con la passione videoludica ha poco da spartire. Ai piani alti del gruppo, dove si fanno i conti e si distribuiscono i dividendi, sono tutti d’accordo che sia stata la mossa giusta. Soprattutto dopo aver visto la reazione del titolo.
Le azioni sono salite di colpo, con gli investitori pronti a festeggiare. E c’è poco da stupirsi. Eliminare il supporto fisico vuol dire guadagnare di più su ogni singola copia venduta, senza doversi accollare le spese di produzione e distribuzione. Chi vorrà ancora comprare le custodie per tenerle in bella mostra sullo scaffale, dentro troverà solo un foglietto con il codice per il download. Nelle ore subito dopo il comunicato il titolo ha segnato un +3,2% al New York Stock Exchange, un movimento tutt’altro che trascurabile per una notizia del genere.
Una scelta che guarda solo ai margini
Nella stessa logica va letta anche la chiusura del PlayStation Store per PS3 e PS Vita. È una strategia di ottimizzazione pura, pensata per tagliare le uscite e spingere sui guadagni in un momento tutt’altro che semplice per il settore. Da una parte la crisi delle memorie, dall’altra un’ondata di licenziamenti che pare non avere fine. E non è escluso che anche Microsoft stia ragionando su qualcosa di simile per le sue console Xbox. Proprio nelle ultime ore sono emerse indiscrezioni sulla funzione Disc2Digital che sembrano andare in quella direzione.
Poi c’è l’altra faccia della medaglia. Una fetta consistente di appassionati non ha nessuna intenzione di arrendersi. C’è chi il disco lo vuole ancora tra le mani, punto. E scorrendo la valanga di post e commenti sull’argomento salta all’occhio una specie di spaccatura, che in fondo ha molto a che fare con l’età di chi scrive.
Vecchia scuola contro nuove generazioni
Per chi è cresciuto con le console il supporto fisico è la normalità, quasi un riflesso. Per i più giovani molto meno. Ecco perché il malcontento verso la scelta di Sony arriva soprattutto da quella parte del pubblico, quella pronta a lanciare campagne di boicottaggio che, sappiamo già come va a finire, non sposteranno di un millimetro le decisioni prese. I ragazzi, al contrario, sono abituati da tempo a store completamente digitali. Lo stesso vale per chi gioca su PC, dove scatole e confezioni sono ormai un ricordo, cancellate anni fa dalle piattaforme di Valve ed Epic.
Il quadro, insomma, è quello di un cambiamento già scritto nei numeri. Dal 2028 le nuove uscite PlayStation arriveranno soltanto in formato digitale, mentre la fabbrica austriaca dedicata ai dischi verrà riconvertita. Una direzione ormai tracciata, con la finanza a fare da bussola e i collezionisti a fare da coro fuori campo.