I soldati USA sarebbero tracciabili dagli smartphone. Il problema è venuto a galla e ha spinto un gruppo bipartisan di parlamentari a chiedere regole più severe al Pentagono. La posizione di un militare in una zona di guerra, in alcuni casi, potrebbe essere ricostruita senza violare nessun sistema della Difesa e senza intercettare comunicazioni. Basterebbe comprare dati commerciali raccolti tramite i telefoni. Una lettera inviata al Dipartimento della Difesa statunitense mette nero su bianco questa preoccupazione, dopo la conferma che alcuni soggetti ostili stranieri avrebbero usato informazioni di questo tipo per sorvegliare o colpire personale militare USA in Medio Oriente.
A firmare il documento sono stati il senatore democratico Ron Wyden, il deputato repubblicano Pat Harrigan e altri parlamentari, che hanno scritto alla Chief Information Officer del Dipartimento della Difesa, Kirsten Davies. La richiesta è chiara: regole più stringenti sui dispositivi usati dalle forze armate. Alla lettera erano allegate alcune risposte condivise nel mese di aprile dal Pentagono con l’ufficio di Wyden, nelle quali il Comando Centrale degli Stati Uniti ammette di aver ricevuto più segnalazioni sullo sfruttamento di dati di localizzazione a uso commerciale.
Dati in vendita, ed è qui il nodo
Il punto è tutto nel mercato dei dati. Stando alle risposte citate nella lettera, le informazioni arriverebbero dalle stesse fonti che usano normalmente i broker commerciali: profili pubblicitari degli smartphone, app e servizi digitali capaci di raccogliere segnali utili a ricostruire posizione e spostamenti. Non serve quindi immaginare per forza un attacco informatico contro un telefono o una rete militare. Quei dati, se raccolti, aggregati e poi venduti, diventano un rischio anche per chi opera in aree delicate.
Il Pentagono ha spiegato che il personale militare può usare dispositivi personali nelle aree operative e che non esiste una norma che obblighi a disattivare la posizione in zona di guerra. Le linee guida del Comando Centrale invitano a farlo quando non serve, a controllare le impostazioni privacy di telefoni e app e a limitare la condivisione pubblica di informazioni. Lo stesso Dipartimento della Difesa avrebbe però riconosciuto che queste indicazioni non sempre bastano a fermare ogni forma di tracciamento.
Controlli da rafforzare, e una minaccia nota da anni
La faccenda non riguarda soltanto i telefoni personali. Secondo le risposte inviate all’ufficio di Wyden, anche sugli smartphone forniti dal Dipartimento della Difesa alcune informazioni legate alla pubblicità potrebbero continuare a circolare. La pubblicità personalizzata viene disattivata tramite i sistemi di gestione dei dispositivi, certo, ma questo non bloccherebbe del tutto la trasmissione degli identificativi e di altri dati che servono a riconoscere il dispositivo. Per questo motivo il Pentagono avrebbe detto di essere al lavoro su una nuova soluzione, capace di spegnere completamente i servizi di localizzazione sui dispositivi governativi. Non è chiaro, però, se il passaggio sia già stato completato.