Il tema dei social vietati agli under 16 torna al centro del dibattito europeo, questa volta con una sperimentazione concreta che arriva dall’Irlanda. Il governo irlandese sta infatti testando un portafoglio digitale pensato per verificare l’età degli utenti online, senza però esporre dati personali in modo indiscriminato. Un approccio che potrebbe diventare un modello anche per altri paesi, Italia compresa, dove il tema della protezione dei minori in rete è ormai una questione urgente.
Il funzionamento è piuttosto semplice da capire. Si tratta di un’app governativa in cui i cittadini possono archiviare i propri documenti: certificato di nascita, patente, tessera sanitaria e così via. Quando qualcuno prova ad accedere a una piattaforma social che prevede restrizioni per i minori di 16 anni, l’app non trasmette l’intero documento né informazioni sensibili. Invia soltanto una risposta binaria, un “sì” o un “no”, alla piattaforma che ha richiesto la verifica dell’età. Niente di più. Questo dettaglio è fondamentale, perché risolve uno dei problemi più spinosi legati a questo tipo di controlli: la privacy.
L’obiettivo dichiarato e il contesto normativo irlandese
La ragione dietro questa sperimentazione è chiara: proteggere i minori dai rischi della rete. L’Irlanda sta valutando restrizioni ancora più rigide, incluso un possibile divieto assoluto di accesso ai social per gli under 16. E il portafoglio digitale servirebbe proprio a rendere tecnicamente praticabile un provvedimento del genere, senza ricorrere a sistemi invasivi o facilmente aggirabili.
Il ministro del Dipartimento per la Pubblica Amministrazione irlandese ha dichiarato che il sistema sarà in grado di facilitare la verifica sicura dell’età, come previsto dal piano Digital Ireland, e di supportare l’attuazione del Codice di sicurezza online. In base a questo codice, le piattaforme designate devono adottare misure di verifica dell’età per contribuire a proteggere in particolare i bambini e i giovani dai pericoli online.
Un sistema che punta tutto sulla privacy
Quello che rende interessante l’approccio irlandese ai social vietati agli under 16 è proprio la scelta architetturale. Molte proposte simili, in passato, si sono arenate proprio sulla questione della condivisione dei dati. Chiedere a un utente di caricare un documento di identità su una piattaforma privata genera comprensibili resistenze. Qui invece il meccanismo è diverso: il documento resta nel portafoglio digitale governativo, e alla piattaforma arriva solo la conferma che l’utente ha superato o meno la soglia di età richiesta.
Non viene condiviso il nome, non viene condivisa la data di nascita, non viene condiviso nessun altro dato. Solo un’informazione minima e sufficiente. Un principio che in gergo tecnico si chiama “minimizzazione dei dati” e che è perfettamente in linea con lo spirito del GDPR europeo.
L’Irlanda, va ricordato, ospita le sedi europee di molte delle principali piattaforme social, da Meta a TikTok. Questo rende il paese un osservato speciale quando si parla di regolamentazione digitale, perché le decisioni prese a Dublino hanno spesso ricadute dirette su come queste aziende operano in tutta Europa.
