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Lo smartphone entra nella vita dei ragazzi italiani molto presto, spesso prima ancora delle scuole medie, e il rapporto con il digitale comincia addirittura prima. Il quadro arriva dai dati 2026 dell’Osservatorio Scientifico sull’Educazione Digitale di Social Warning, Movimento Etico Digitale Aps, che durante l’anno scolastico 2025/2026 ha raccolto le risposte di circa 20 mila studenti tra gli 11 e i 18 anni. Il dato più netto riguarda la dipendenza digitale, visto che il 77% degli intervistati ammette di sentirsi dipendente dai dispositivi.
Il telefono personale arriva prima dei dieci anni
Sette ragazzi su 10 hanno già uno smartphone tutto loro entro gli 11 anni. Il 42,5% lo riceve prima dei 10 e il 92,8% comunque entro i 15. Per l’Osservatorio alzare l’età minima non basta, perché la partita si gioca molto prima. Va in questa direzione anche il DDL 1136, che punta a fissare a 15 anni la soglia per aprire un account sui social, quando però buona parte dei giovanissimi li frequenta già da tempo.
Poi c’è il tempo davanti allo schermo. Quasi tre ragazzi su quattro, il 74,6%, dichiarano di restare connessi tra le 3 e le 6 ore al giorno o anche più a lungo, e il 37,9% supera le 5 ore. Il legame non si allenta nemmeno di notte, dato che oltre 7 su 10 dormono con il telefono accanto e lo aprono appena svegli. Staccarsi è complicato e i numeri lo confermano. Il 52,2% ha provato a ridurre le ore online senza riuscirci del tutto e il 21,5% si sente agitato quando non può aprire i social.
Emerge però anche un dato in controtendenza. Il 54,8% dei ragazzi chiede più regole e più accompagnamento, segno che non si tratta di una generazione che rifiuta i limiti, come osserva Davide Dal Maso, presidente e fondatore di Social Warning. «Quando oltre tre ragazzi su quattro si sentono dipendenti e più di nove su dieci riconoscono effetti sulla salute, siamo davanti a una richiesta di supporto».
Risposte cercate in rete e nell’intelligenza artificiale
Quando hanno un dubbio, i giovani si rivolgono quasi sempre a Internet e lo fa il 90% di loro. I genitori restano il riferimento principale per il 58,6%, ma l’intelligenza artificiale è ormai a un soffio con il 57%. L’AI viene usata soprattutto per cercare informazioni (70,9%) e per farsi aiutare nei compiti (55,5%), ma anche per chiedere consigli personali (33,2%) e, nel 14% dei casi, semplicemente per conversare.
Gregorio Ceccone, pedagogista del digitale che coordina l’Osservatorio, racconta che tra i banchi capita spesso di sentire uno studente dire di preferire ChatGPT a un adulto, perché la macchina non lo giudica quando la domanda è sbagliata. Allargando lo sguardo, Telefono Azzurro rileva che il 40% dei ragazzi indica tra i rischi legati al digitale un indebolimento del pensiero critico.
La Giornata della Cittadinanza Digitale tra Twitch e Venezia
Per portare questi temi al centro di un confronto che coinvolga ragazzi, famiglie, scuole e istituzioni, il Movimento Etico Digitale ha promosso la Proposta di Legge che istituisce la Giornata Nazionale della Cittadinanza Digitale, approvata dall’Aula del Senato l’8 gennaio 2025. L’obiettivo è ricordare che la cittadinanza digitale si esercita con consapevolezza, a qualsiasi età.
L’idea è nata nel 2019 da una realtà senza scopo di lucro che in questi anni ha incontrato oltre 100.000 giovani in tutta Italia. Il 2025, proclamato Anno Europeo dell’Educazione alla Cittadinanza Digitale, ha dato alla ricorrenza italiana un valore simbolico in più, perché si è trattato della prima celebrazione ufficiale di questo genere in Europa.
Gli appuntamenti sono due. Il 22 ottobre si parte su Twitch, mentre il 24 ottobre ci si sposta al Centro Culturale Candiani di Mestre, a Venezia, con accoglienza dalle 9 e chiusura in serata. La partecipazione è gratuita con iscrizione. In programma ci sono talk, tavole rotonde e laboratori dedicati all’etica, alla cittadinanza digitale e all’intelligenza artificiale, per guardare da vicino quello che il digitale cambia nelle relazioni, nel lavoro, nell’informazione e nella vita di cittadinanza.
Fonte: TecnoAndroid


