L’intesa tra Apple e Google per portare Gemini a supporto di Siri rappresenta uno dei passaggi più delicati nella recente storia dell’azienda di Cupertino. L’accordo è stato confermato pubblicamente da Google, mentre Apple ha preferito mantenere un profilo più cauto, limitandosi a conferme informali senza comunicazioni ufficiali sui propri canali.
Le tensioni interne e il cambio di rotta
Secondo quanto ricostruito da Mark Gurman, il percorso che ha portato a questa scelta è stato tutt’altro che lineare. Dopo un debutto di Apple Intelligence giudicato sottotono e i continui rinvii legati al nuovo Siri, all’interno di Apple si sarebbero aperte discussioni profonde sulla sostenibilità dei modelli AI sviluppati internamente. In quel contesto, Craig Federighi avrebbe valutato l’ipotesi di affiancare un fornitore esterno per colmare il divario accumulato rispetto ai concorrenti.
Il dibattito ha avuto conseguenze anche sul piano organizzativo. Il team dei foundation models, incaricato dello sviluppo dei modelli di base, avrebbe vissuto mesi di incertezza, con riunioni d’emergenza e rassicurazioni che non sono bastate a evitare l’uscita di figure chiave, incluso il responsabile Ruoming Pang. Il ritardo di Siri e il confronto con piattaforme già mature come ChatGPT rendevano evidente la difficoltà di recuperare terreno in tempi rapidi.
La ricerca di un partner e la scelta di Google
Prima di arrivare a Google, Apple avrebbe avviato trattative anche con Anthropic e OpenAI, senza però trovare condizioni ritenute sostenibili o compatibili sul piano strategico. Gemini è tornata così al centro delle valutazioni, anche grazie ai progressi compiuti nel giro di pochi mesi e a un quadro normativo più favorevole dopo una decisione giudiziaria che ha ridotto i rischi legati all’accordo di ricerca su Safari.
L’intesa prevede una prima fase in cui i modelli Gemini verranno eseguiti sui server Private Cloud Compute di Apple, seguita da un’integrazione più profonda con l’infrastruttura Google nelle versioni successive di Siri.
Il debutto con iOS 26.4 e lo sguardo al futuro
Secondo Bloomberg, le prime funzioni basate su Gemini arriveranno con iOS 26.4, atteso tra marzo e inizio aprile, permettendo a Siri di accedere ai dati personali e ai contenuti a schermo. Il vero salto, però, è previsto con iOS 27 e macOS 27, quando debutterà una Siri completamente riprogettata, conversazionale e più consapevole del contesto.