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Sequoie costiere, il caldo estremo rallenta la fotosintesi

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Le sequoie costiere rallentano la loro fotosintesi quando le temperature salgono fino a livelli simili a quelli di un’ondata di calore. Può sembrare un dettaglio da addetti ai lavori, ma pesa parecchio, perché questi alberi imponenti sono tra i più efficienti serbatoi di carbonio della Terra. Se il caldo estremo li mette in difficoltà, finisce a rischio anche uno dei meccanismi naturali più preziosi per sottrarre anidride carbonica all’atmosfera.

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Cosa succede alle sequoie costiere quando il termometro sale

Per capire la portata della questione serve un passo indietro. La fotosintesi è il processo con cui le piante catturano l’anidride carbonica dall’aria e, grazie alla luce, la trasformano in zuccheri utili alla crescita. Una parte di quel carbonio resta poi trattenuta nel legno, nei rami e nelle radici. In pratica più un albero lavora a pieno ritmo e più carbonio riesce ad accumulare nel tempo. Con temperature paragonabili a quelle di un’ondata di calore, però, le sequoie costiere non riescono a mantenere lo stesso passo e la loro attività rallenta.

Non si parla di un blocco totale né di alberi che crollano da un giorno all’altro. Il fenomeno è più sottile e proprio per questo merita attenzione. Una pianta che fotosintetizza meno assorbe meno anidride carbonica e contribuisce quindi in misura minore a ripulire l’aria. Per una specie qualsiasi sarebbe un problema circoscritto. Per le sequoie invece diventa una faccenda ben più ampia, visto il ruolo che occupano tra i grandi accumulatori di carbonio del pianeta.

Il cambiamento climatico e il rischio per un alleato prezioso

Il cambiamento climatico porta con sé il caldo, e la domanda che sorge spontanea riguarda proprio la reazione di giganti come questi. La risposta che emerge non è rassicurante. Quando le temperature si spingono verso i valori tipici di un’ondata di calore, la macchina biologica delle sequoie costiere perde efficienza. E un alleato naturale così importante nella cattura del carbonio rischia di vedere ridotta la propria capacità di fare il suo lavoro.

Qui sta il nodo. Le foreste vengono spesso considerate una sorta di cuscinetto contro l’accumulo di gas serra, e le sequoie rappresentano uno degli esempi più virtuosi in questo senso. Se però il caldo ne frena la fotosintesi, quel cuscinetto diventa meno affidabile proprio nei momenti in cui le temperature salgono di più. Si crea così una dinamica poco piacevole, in cui il riscaldamento finisce per indebolire uno degli strumenti naturali che aiutano a contenerlo.

Va detto che il rallentamento osservato riguarda condizioni di caldo estremo, quelle che si verificano durante gli episodi più intensi. Non si tratta quindi della normale variabilità di una giornata estiva, ma di temperature che mettono sotto pressione anche organismi abituati a resistere a lungo. Ed è proprio in questi frangenti che le sequoie costiere mostrano i primi segni di affanno, con una fotosintesi che procede più a rilento e un assorbimento di carbonio che inevitabilmente si riduce.

Per uno degli alberi più efficienti della Terra nello stoccaggio del carbonio, il caldo tipico delle ondate di calore rappresenta dunque una minaccia concreta. Il rallentamento della fotosintesi in queste condizioni potrebbe mettere in pericolo la capacità delle sequoie costiere di continuare a svolgere il loro ruolo di grandi accumulatori di carbonio.

Fonte: TecnoAndroid

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