Le polemiche attorno all’uso dell’intelligenza artificiale generativa continuano a inseguire Sega, e questa volta il caso riguarda una serie di portachiavi dedicati al Dreamcast. Dopo le critiche piovute per Crazy Taxi: World Tour e per un gadget promozionale collegato al gioco, la compagnia sembra essere finita di nuovo nel mirino per lo stesso tipo di scelta. Segno che il tema, per gli appassionati, è tutt’altro che chiuso.
Un dettaglio che salta subito all’occhio
A far scattare i sospetti sono state le immagini promozionali di questi portachiavi Dreamcast, diffuse attraverso quello che è il negozio ufficiale di Sega. O meglio, la società che ne gestisce lo store. La segnalazione è arrivata da Phil Hayton di GamesRadar, che su BlueSky ha puntato il dito contro il materiale grafico usato per pubblicizzare i prodotti.
Guardando l’immagine, c’è un particolare che difficilmente passa inosservato. Il testo presente risulta illeggibile, distorto, quasi accartocciato su se stesso. Ed è proprio questo genere di dettaglio che viene spesso considerato una firma involontaria degli strumenti di IA generativa, incapaci ancora oggi di riprodurre scritte coerenti dentro le immagini. Un indizio, insomma, che parla più di mille comunicati.
Cosa c’è davvero dietro quelle immagini
Attenzione però, perché la faccenda potrebbe essere meno lineare di quanto sembri. Come già successo con la vicenda del deodorante per auto legato a Crazy Taxi, non si può escludere un’ipotesi diversa. Sega, o chi per lei, potrebbe aver preso un’illustrazione realizzata da un artista in carne e ossa e averla poi passata attraverso uno strumento di intelligenza artificiale. Il risultato? Un’immagine ritoccata che, nel prodotto finito, potrebbe non presentare affatto quei difetti così evidenti.
Il punto resta comunque scivoloso. Perché al di là della spiegazione tecnica, episodi come questo finiscono per alimentare una diffidenza sempre più diffusa. Una fetta consistente di consumatori percepisce il materiale creato con l’IA come qualcosa di minor valore rispetto a ciò che nasce interamente da mani umane. E per un marchio storico come Sega, capace di inventare la distribuzione digitale dei giochi già nel 1994 con Sega Channel, l’associazione con scorciatoie di questo tipo rischia di pesare parecchio sull’immagine.
La questione tocca un nervo scoperto del settore. Da una parte le aziende cercano modi più rapidi ed economici per produrre contenuti promozionali, dall’altra c’è un pubblico che quei contenuti li osserva con occhio sempre più critico. E quando parliamo di retrogaming, di oggetti pensati per solleticare la nostalgia di chi ha vissuto l’epoca d’oro del Dreamcast, la sensibilità cresce ancora di più. Chi acquista un portachiavi celebrativo lo fa per un legame affettivo, non certo per ritrovarsi davanti a scritte sfocate e prive di senso.