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A pochi passi da piazza San Pietro gli archeologi scavano da anni negli strati più profondi di Roma e una manciata di monete inglesi del decimo secolo ha appena restituito la prima traccia materiale della Schola Saxonum, il quartiere medievale degli inglesi accanto al Vaticano. Nel 2023 la stessa zona aveva già regalato il famoso teatro di Nerone, cercato a lungo. Questa volta la scoperta colpisce meno sul piano architettonico ma dice molto di più sulla vita sociale della città. Di quel borgo si parla nei testi fin dall’ottavo secolo e adesso finalmente ha un luogo preciso.
A studiare i reperti sono stati Rory Naismith dell’Università di Cambridge e Francesca Tinti dell’Università dei Paesi Baschi. Le monete di origine inglese sono 20 in tutto. Quattordici giacevano in alcune discariche, ossidate e incollate tra loro, mentre le altre sono saltate fuori un po’ qua e un po’ là nei dintorni. Si tratta di 19 penny d’argento e di un mezzo penny coniati sotto i regni di Edoardo il Vecchio, Æthelstan ed Eadred nelle zone dell’East Anglia, del Kent, di Londra e delle Midlands occidentali.
Una piccola Inghilterra sulle rive del Tevere
Insieme al denaro sono emersi resti di lavorazione del cuoio, dell’osso e del metallo. Secondo il gruppo di ricerca questo significa che lì non c’era soltanto un ricovero per pellegrini ma un vero centro di artigianato e commercio abitato da una comunità stabile. Una specie di piccola Inghilterra affacciata sul Tevere, insomma.
Fino ad oggi la Schola Saxonum viveva nei documenti, nei toponimi e nella tradizione, senza un punto fisico da indicare sulla mappa. Tinti, docente di Storia medievale, lo spiega senza giri di parole: “Prima di questa grande scoperta non avevamo prove materiali del quartiere inglese a Roma”. C’è poi un altro aspetto interessante. Secondo i ricercatori gli inglesi dell’epoca potevano usare la propria moneta in città, un privilegio finora sconosciuto per altri stranieri e che rende bene l’idea del prestigio di cui godevano. Naismith fa notare che a Roma sono state ritrovate più monete anglosassoni di questo periodo che monete papali, segno di un flusso di denaro enorme in arrivo dall’Inghilterra.
Un legame che parte da papa Gregorio I
Il rapporto speciale tra gli inglesi e la Città Eterna risale almeno alla fine del sesto secolo, quando papa Gregorio I organizzò una missione rivolta proprio a loro. “Da quel momento gli anglosassoni furono molto devoti a Roma” racconta Naismith, autore dello studio. Più di cent’anni dopo, intorno al 727, il re Ine del Wessex fondò la Schola come ostello e cappella per i pellegrini, almeno stando alla tradizione raccolta dal cronista medievale Ruggero di Wendover.
Le fonti scritte parlano anche di una chiesa dedicata alla Vergine Maria e di due incendi nel nono secolo. Si dice persino che Burgred, re di Mercia tra l’852 e l’874, sia stato sepolto proprio lì dopo essere stato cacciato dall’Inghilterra dai vichinghi. Franchi, longobardi e frisoni avevano istituzioni simili vicino a San Pietro, eppure sono stati gli anglosassoni a lasciare più segni del loro passaggio e a quanto pare a godere di maggiori vantaggi.
Considerando il numero ridotto dei pezzi e la loro dispersione, quelle monete non formavano un tesoro nascosto ma raccontano piuttosto gli scambi quotidiani del quartiere. Sul posto non c’è alcuna traccia di argento fuso e per questo gli studiosi sono convinti che a perderle siano stati artigiani e clienti. Naismith stima che a viverci fosse con ogni probabilità una comunità anglosassone di centinaia di persone, una sorta di città in miniatura. L’area destinata alle botteghe copre almeno 3.000 metri quadrati, mentre l’estensione complessiva della Schola rimane ancora sconosciuta.
Fonte: TecnoAndroid








