Le pensiline fotovoltaiche stanno per cambiare faccia a quattro grandi parcheggi pubblici di Saragozza, la capitale dell’Aragona, che si sta ritagliando un ruolo sempre più importante nella transizione energetica urbana in Europa. L’idea è tanto semplice quanto efficace: coprire i posti auto con strutture dotate di pannelli solari, così da sfruttare superfici già asfaltate senza consumare altro suolo. Un progetto che risolve in un colpo solo il problema delle auto che diventano un forno sotto il sole spagnolo e la necessità di produrre energia pulita in città.
I lavori sono già partiti e rientrano nella strategia “Saragozza Città Intelligente e Climaticamente Neutra”. Le installazioni riguardano i parcheggi di Miguel Servet (780,64 kWp), Pignatelli (460,53 kWp), Parque de Oriente (963,9 kWp) e la sosta per autobus a Macanaz (279,65 kWp), per una potenza totale installata di 2.484,72 kWp. In numeri ancora più concreti: 4.176 moduli solari distribuiti su 10.816 metri quadrati di pensiline, capaci di produrre 3.638,5 MWh all’anno. Quanto basta, stando ai dati del Comune, per coprire il fabbisogno energetico di circa mille abitazioni. Delle 651 piazze coperte, 40 avranno anche punti di ricarica per veicoli elettrici.
Saragozza: energia di quartiere senza pannelli sul tetto
Le pensiline fotovoltaiche di Saragozza non sono semplici tettoie con pannelli sopra. Sono state progettate per integrarsi nell’estetica urbana, offrendo protezione ai veicoli e contemporaneamente alimentando una rete di autoconsumo collettivo. Ed è proprio questo il punto più interessante. Le abitazioni nel raggio di 5 km dai parcheggi potranno accedere all’energia prodotta senza dover installare pannelli sui propri edifici, evitando costi di investimento e grane burocratiche. Consumare energia dove viene generata, tra l’altro, riduce al minimo le perdite legate al trasporto e alla distribuzione.
Il quadro normativo spagnolo lo rende possibile: il Real Decreto 244/2019 ha semplificato le procedure per l’autoconsumo collettivo, permettendo impianti fino a 5 MW con punti di consumo a una distanza massima di 5 km. Questo significa che, ad esempio, il parcheggio solare di Macanaz potrebbe fornire energia a scuole e case del quartiere. Questa sicurezza giuridica ha permesso a Saragozza di diventare una delle città più ambiziose nella diffusione del fotovoltaico urbano in Spagna, forte anche dell’appartenenza al programma della Commissione Europea delle “100 Città Intelligenti e Climaticamente Neutre entro il 2030”.
Chi paga (e chi guadagna): la collaborazione tra pubblico e privato
Il modello finanziario è uno degli aspetti più rilevanti di tutto il progetto. Il Comune di Saragozza mette a disposizione il suolo e nient’altro. L’investimento, pari a 5,66 milioni di euro, è interamente a carico di Repsol, che opera attraverso Solar360, una joint venture con Telefónica España specializzata in autoconsumo fotovoltaico. Il Comune non paga nulla, né per l’installazione né per la manutenzione. In cambio, Repsol gestisce il servizio per 25 anni, versando al Comune un canone fisso di 6.000 euro annui per ciascuno dei quattro parcheggi, più una quota dell’energia prodotta, il 10% su tre lotti e il 4% sul quarto.
La questione però ha anche qualche ombra, e non solo metaforica. I lavori comportano l’abbattimento di circa 38 alberi nei primi due lotti. La compensazione prevede la piantumazione di 55 nuovi alberi di calibro 16/18, che non sono piantine ma nemmeno esemplari adulti, più un contributo economico di 23.990 euro. Il problema è evidente. Servono decenni prima che un nuovo albero replichi le funzioni di uno maturo in termini di ombra, regolazione idrica e contenimento dell’effetto isola di calore.
C’è poi un aspetto economico che fa discutere. Secondo la Fundación Renovables, impianti di questo tipo si ammortizzano in un periodo compreso tra quattro e otto anni. Con una concessione di 25 anni, Repsol recupererebbe il proprio investimento in meno di un terzo del tempo previsto, il che apre interrogativi legittimi sulla proporzionalità del canone pagato al Comune rispetto ai benefici ottenuti dall’azienda. Quando il progetto sarà operativo e arriveranno i dati reali su produzione e famiglie coinvolte, il quadro sarà più chiaro.