I nuovi chip Exynos di Samsung costruiti con processo produttivo a 1.4 nanometri sono già oggetto di test iniziali, anche se il loro debutto concreto non è affatto dietro l’angolo. Eppure, i dettagli che stanno emergendo raccontano una direzione piuttosto chiara per la casa sudcoreana, che evidentemente non ha nessuna intenzione di abbandonare la sua linea di processori proprietari. Anzi, sembra voler alzare parecchio l’asticella.
Va detto subito che prima di arrivare alla soglia degli 1.4nm, Samsung continuerà a lavorare sul perfezionamento dei processi a 2nm, un passaggio necessario per garantire una stabilità produttiva adeguata. Proprio per questo motivo, il chip di cui si parla in queste ore non dovrebbe essere il tanto chiacchierato Exynos 2700, di cui si era discusso nei mesi scorsi. Si tratterebbe piuttosto di qualcosa che guarda ancora più avanti nel tempo, un progetto a medio e lungo termine che però già adesso lascia intravedere specifiche tecniche decisamente interessanti.
Una CPU a dieci core con frequenze mai viste sugli Exynos
Stando a quanto trapelato, il nuovo processore Samsung dovrebbe adottare una CPU a dieci core organizzata in una configurazione piuttosto inedita. I due core principali raggiungerebbero una frequenza massima di 4.50 GHz, un valore sensibilmente più alto rispetto a quello degli attuali Exynos di fascia alta. Una soglia del genere, se confermata, rappresenterebbe un salto prestazionale notevole e porterebbe i chip Exynos in una zona di competitività molto più credibile rispetto alla concorrenza diretta.
Accanto ai due core principali, la configurazione prevederebbe altri quattro core orientati comunque alle prestazioni, più ulteriori quattro core pensati per il risparmio energetico. Uno schema 2+4+4, insomma, che punta a bilanciare potenza bruta e gestione intelligente dei consumi. Un approccio che, almeno sulla carta, sembra tenere conto sia delle esigenze di chi vuole il massimo delle performance sia di chi ha bisogno di un’autonomia affidabile nel quotidiano.
Samsung e la strategia Exynos: nessuna resa in vista
Il messaggio che arriva da queste indiscrezioni è abbastanza eloquente. Samsung non sta ridimensionando il progetto Exynos, tutt’altro. La scelta di investire su un nodo produttivo a 1.4 nanometri dimostra che la divisione semiconduttori della società sudcoreana vuole restare in partita, e vuole farlo con ambizioni molto alte. Il percorso è ancora lungo, certo, e tra test iniziali e produzione di massa possono passare anni. Però il fatto che già si parli di frequenze così elevate e di configurazioni multicore così articolate suggerisce un lavoro di progettazione già avanzato a livello concettuale.
C’è anche un aspetto strategico da non sottovalutare. Perfezionare prima il processo a 2nm significa arrivare agli 1.4nm con una base più solida, riducendo i rischi di quei problemi di resa produttiva che in passato hanno creato non pochi grattacapi a Samsung nella produzione dei suoi chip. Una lezione evidentemente appresa, che potrebbe fare la differenza quando questi nuovi Exynos a 1.4 nanometri saranno finalmente pronti per il mercato.