Muoversi su Marte non è mai stato semplice, e chiunque abbia seguito le missioni sul Pianeta Rosso sa bene quanto il terreno sabbioso e instabile rappresenti un incubo per qualsiasi veicolo. La NASA ha fatto un lavoro straordinario con Curiosity e Perseverance, questo è fuori discussione, ma nel frattempo c’è chi sta cercando strade completamente diverse. E stavolta l’idea arriva dritta dalla natura, più precisamente da una piccola lucertola del Sahara. Un gruppo di ingegneri tedeschi ha infatti costruito un prototipo di rover marziano che, invece di rotolare sulla sabbia, ci nuota dentro. Proprio così.
Il progetto nasce all’Università di Würzburg, in Germania, e prende ispirazione dal cosiddetto pesce di sabbia, un rettile che vive nel deserto e che ha sviluppato la capacità di scivolare sotto la superficie dei granelli come se stesse nuotando in acqua. Un movimento fluido, ondulatorio, che gli permette di spostarsi con un’efficienza impressionante su un terreno dove qualsiasi altro animale faticherebbe enormemente. Gli ingegneri hanno studiato questa meccanica biologica e l’hanno tradotta in un sistema robotico che potrebbe cambiare il modo in cui vengono esplorati i pianeti con superfici sabbiose.
Perché le ruote tradizionali non bastano più
Il problema di fondo è piuttosto intuitivo. La sabbia si comporta in modo ambiguo: non è né un solido vero e proprio, né un liquido. Quando un rover con ruote classiche affronta una pendenza ripida o un terreno particolarmente soffice, il rischio è quello di slittare, affondare, o peggio ancora restare completamente bloccato. Situazione che su Marte, dove non esiste un carro attrezzi, equivale alla fine della missione.
Il rover sperimentale sviluppato dal team tedesco affronta questa criticità con un approccio radicale. Il prototipo, che ha più o meno le dimensioni di un piccolo frigorifero, non utilizza ruote che girano nel senso tradizionale. Le sue quattro appendici seguono invece una traiettoria a forma di otto, generando spinte sia in avanti che lateralmente. Il risultato è un movimento sinuoso che lascia sul terreno tracce sinusoidali, molto simili a quelle che il pesce di sabbia lascia nel deserto. Un video diffuso dal team mostra chiaramente come funziona il meccanismo, e l’effetto è davvero sorprendente.
Un approccio ispirato alla natura per esplorare Marte
Quello che rende questo rover marziano particolarmente interessante è il cambio di paradigma. Invece di combattere la sabbia, il veicolo asseconda la sua natura caotica e ci si muove attraverso, esattamente come fa la lucertola che lo ha ispirato. Non si tratta di un semplice esercizio accademico: un sistema del genere potrebbe rivelarsi fondamentale per raggiungere zone del Pianeta Rosso che oggi sono considerate inaccessibili dai rover convenzionali, come crateri con pareti ripide o distese di dune particolarmente instabili.
La capacità di generare spinta laterale, oltre a quella longitudinale, offre anche un vantaggio in termini di manovrabilità che le ruote tradizionali semplicemente non possono garantire. Su un terreno dove ogni centimetro può essere una trappola, avere più opzioni di movimento fa tutta la differenza. Il prototipo è ancora in fase sperimentale, e la strada verso un eventuale impiego in una vera missione spaziale è lunga, ma il concetto alla base dimostra quanto guardare alla biologia possa aprire soluzioni che la pura ingegneria meccanica non riesce a trovare. Gli ingegneri dell’Università di Würzburg hanno pubblicato anche un video che documenta i test del rover sulle superfici sabbiose, mostrando nel dettaglio il funzionamento delle appendici e il caratteristico schema di movimento ondulatorio.

