Romance e Hollywood, una storia d’amore che torna a far girare miliardi. Certi amori non finiscono, fanno giri immensi e poi ritornano, cantava Antonello Venditti. E se vogliamo darci un tono potremmo pure scomodare Giambattista Vico con i suoi corsi e ricorsi storici. Perché il fenomeno che stiamo vivendo in questi giorni, tra Off Campus, il boom di BookTok e la nuova ondata di adattamenti New Adult, non è altro che la quarta grande stagione del romance tra sala e streaming. Basta dare un’occhiata ai palinsesti delle piattaforme per capire quanto questo genere sia tornato centrale nell’industria audiovisiva.
Dalla Golden Age di Hollywood al boom degli Young Adult
Tutto è partito negli anni Trenta e Quaranta, col romance sofisticato della Golden Age hollywoodiana. I film con Katharine Hepburn e Cary Grant, opere che mescolavano guerra dei sessi, ironia e desiderio, offrendo durante la Grande Depressione una via di fuga elegante dalla realtà. Poi sono arrivati gli anni Ottanta e Novanta, e la rom-com, la commedia romantica, è diventata la regina indiscussa dell’intrattenimento. Meg Ryan, Julia Roberts, Hugh Grant ci hanno lasciato cult come Harry ti presento Sally, C’è posta per te, Pretty Woman, Notting Hill. Storie pensate per adulti romantici, gente che la sera aveva bisogno di distrarsi e ricordarsi che l’amore esiste.
Con i primi anni Duemila il genere si è un po’ assopito, salvo poi tornare negli anni Dieci col boom degli Young Adult. Stavolta lo spettatore tipo è più giovane, frequenta il liceo o i primi anni di università e ha una fantasia fervida. Col successo prima in libreria e poi al cinema di Twilight, The Hunger Games e Divergent, Hollywood ha capito due cose: gli adolescenti sanno creare fandom giganteschi e ossessivi, e le saghe fidelizzano il pubblico per anni e anni. In quell’epoca il romance entra dentro distopie e fantasy, e nasce il romantasy. Per la prima volta le storie partono dalle pagine ma si ingigantiscono online, con Tumblr che anticipa i meccanismi poi esplosi con TikTok e i suoi BookTok.
Perché Off Campus sta facendo numeri da record
I tempi però non erano ancora maturi, e quella stagione si è esaurita in fretta. Il romance al cinema ha perso centralità, sostituito dai cinecomic, mondi pensati soprattutto per il desiderio maschile. Supereroi traumatizzati, guerre intergalattiche, fantasy militarizzati. Il pubblico femminile dimenticato a favore di uomini destinati a salvare il pianeta. Ma quel pubblico non era sparito, si era solo spostato su Wattpad e Kindle Unlimited, e i numeri continuavano a salire. Così, quando la fine del ciclo degli Avengers ha creato un vuoto da riempire, ignorare un fenomeno da milioni di copie vendute e miliardi di giro d’affari è diventato impossibile.
Ed eccoci a Off Campus, trasposizione della saga bestseller dell’autrice canadese Elle Kennedy, in Italia edita da Newton Compton Editori. In questi giorni sta registrando numeri record. Primo assoluto nella classifica mondiale di Prime Video, che l’ha prodotto, e con il 93% di gradimento su Rotten Tomatoes. La dimostrazione che le fantasie emotive femminili valgono quanto le ambizioni maschili, e muovono un mucchio di denaro. La Briar University, il campus immaginario della serie, funziona esattamente come il Marvel Cinematic Universe, come Westeros, come Arda. Un luogo dove il pubblico vuole tornare di continuo, tra dormitori, biblioteche, partite di hockey e feste universitarie. Qui il worldbuilding non serve a preparare una guerra finale, ma a costruire relazioni e a innamorarsi.
Sbagliato però ridurre questi romanzi a semplici storie d’amore. I romance contemporanei stanno ridefinendo cosa viene percepito come desiderabile. I protagonisti maschili della Gen Z non sono più i macho emotivamente irraggiungibili celebrati per decenni. Garrett Graham, protagonista di Off Campus, è popolare, atletico, bellissimo, ma il suo fascino nasce dalla vulnerabilità, non dalla dominanza. I social sono pieni di reel che mostrano il suo lato ironico, affettuoso, fragile. Il fantasy romantico di oggi non vuole più uomini che salvano il mondo, ma uomini che sanno ascoltare e parlare dei propri sentimenti.
In parallelo, le protagoniste non sono più semplici premi narrativi. Hannah Wells è intelligente, autonoma, sarcastica e sessualmente consapevole. Una giovane donna con traumi, desideri e ambizioni, che non deve rinunciare alla vulnerabilità per risultare forte. Un cambiamento culturale enorme, soprattutto pensando agli anni Duemila, quando alle donne si chiedeva di scegliere se essere desiderabili o competenti. Nella serie, adattata da una donna e diretta da diverse registe, sono centrali fiducia, consenso, autorealizzazione. E le giovani spettatrici ne vanno matte. Non una nicchia, ma uno dei segmenti culturali più influenti del mercato, col romance che negli Stati Uniti è il genere di narrativa più venduto.
Una sfilza d titoli romance su piccolo schermo
Negli ultimi anni sono arrivati fenomeni come The Summer I Turned Pretty, Maxton Hall, È colpa mia, Bridgerton. E altri sono in arrivo: in sviluppo adattamenti dalle opere di Emily Henry, Ali Hazelwood, Carley Fortune, Ana Huang, Rebecca Yarros. Per anni si è creduto che l’intrattenimento femminile vendesse poco, ma la verità è che spesso non veniva finanziato con la stessa convinzione riservata ai franchise maschili. Ora che le piattaforme hanno bisogno costante di prodotto, è bastato alzare lo sguardo: il romance ha tutto ciò che cercano, comunità online attivissime, identificazione, rewatchability compulsiva.
La Gen Z, cresciuta tra pandemia, precarietà, guerra, emergenza climatica e burnout digitale, ha trovato nel romance qualcosa che il cinema mainstream ha smesso di garantire: la promessa che andrà tutto bene. Il suo successo è legato al bisogno di safe narratives, storie emotivamente intense ma con una struttura rassicurante, dove il lieto fine è certo e non viene percepito come ingenuo, ma come forma di sicurezza. Per troppo tempo il gusto femminile è stato trattato come frivolo, e quindi culturalmente inferiore. Oggi proprio quel gusto sta ridefinendo il modo in cui Hollywood pensa ai franchise, ai fandom e perfino alla mascolinità contemporanea. Dopo decenni di supereroi intenti a salvare il mondo, l’industria ha scoperto una cosa semplicissima: anche vedere due persone che imparano a conoscersi, e ad amarsi, può essere epico.