Robot umanoidi che caricano valigie e spostano carichi pesanti sulle piste aeroportuali: non è più fantasia, ma una realtà che sta per partire in uno degli scali più frequentati al mondo. Chi viaggia spesso farà bene ad abituarsi all’idea, perché queste macchine antropomorfe stanno per prendersi un ruolo che fino a ieri era riservato esclusivamente alle persone. La fase sperimentale è ormai alle spalle, e adesso si parla di un progetto concreto pronto a decollare a breve.
Perché il Giappone punta sulla robotica
C’è chi storce il naso davanti a questa prospettiva, eppure dietro la scelta si nasconde qualcosa di più profondo di una semplice corsa all’automazione. Il Giappone sta facendo i conti con una pesante crisi di manodopera, figlia di una popolazione che invecchia sempre più rapidamente. In un contesto simile la robotica non viene percepita come una minaccia per i lavoratori, ma come una risposta concreta alla loro mancanza progressiva.
L’esperimento è partito a maggio all’aeroporto Haneda di Tokyo, dove Japan Airlines ha deciso di mettere alla prova questi collaboratori artificiali. Durante una presentazione recente, uno di questi androidi ha mostrato di che pasta è fatto: ha spostato con cura della merce su un nastro trasportatore e, a lavoro concluso, ha persino stretto la mano a un collega umano. Proprio quel gesto ha permesso di farsi un’idea delle dimensioni reali. Parliamo di macchine piuttosto compatte, alte circa 130 centimetri, capaci di lavorare per due o tre ore di fila con una singola ricarica elettrica.
Un debutto graduale e pieno di cautele
La scelta del paese del Sol Levante come laboratorio per questa tecnologia non è casuale. Con il personale che scarseggia, l’introduzione dell’intelligenza artificiale e della robotica diventa quasi una strada obbligata per le aziende. Detto questo, l’ingresso in scena dei robot umanoidi avverrà con i piedi di piombo: all’inizio non toccheranno i bagagli dei passeggeri veri. La prima fase servirà a mappare l’aeroporto per garantire la massima sicurezza, poi si passerà a una serie di simulazioni in ambienti controllati.
Solo alla fine queste macchine lavoreranno sulla pista fianco a fianco con gli umani. E se i numeri daranno ragione al progetto, in futuro potrebbero occuparsi anche della pulizia delle cabine degli aerei. Sul fronte della robotica, però, il Giappone non è l’unico protagonista. Anche la Cina gioca un ruolo di primo piano, e a Shanghai la sperimentazione tocca livelli per noi quasi inimmaginabili. Proprio qui, a luglio, aprirà un centro di addestramento per robot umanoidi eterogenei: uno spazio enorme pensato per far convivere e istruire macchine antropomorfe diverse tra loro, così da accelerarne l’ingresso nelle fabbriche e, più in generale, nella nostra vita quotidiana.
