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Resistenza umana: l’acqua potrebbe averla plasmata, la nuova tesi

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L’origine della resistenza umana potrebbe essere legata all’acqua più di quanto si sia sempre pensato. È questa la tesi, decisamente controcorrente, portata avanti da una coppia di ricercatori che ha scelto di rileggere l’evoluzione umana partendo da un’attività in apparenza secondaria, cioè la ricerca di cibo negli ambienti acquatici. Secondo i due studiosi, proprio questa abitudine avrebbe consegnato agli esseri umani una dote che gli altri primati non possiedono, ovvero la capacità di reggere la fatica a lungo.

Detta così sembra quasi un dettaglio. Eppure la questione tocca uno dei tratti più caratteristici della specie umana, quella resistenza fisica che permette di sostenere uno sforzo prolungato nel tempo e che, nel confronto con i parenti più stretti del regno animale, appare come una vera e propria anomalia. Capire da dove arrivi questa caratteristica significa in qualche modo ricostruire un pezzo importante della storia evolutiva dell’uomo.

Un’ipotesi dal passato complicato

Il punto delicato sta tutto nel terreno su cui i due ricercatori hanno deciso di muoversi. Le teorie secondo cui il foraggiamento acquatico, ovvero il procurarsi cibo in acqua, avrebbe guidato l’evoluzione umana hanno alle spalle una storia piuttosto travagliata. Non si tratta quindi di un’idea nuova né di un campo neutro, ma di un filone di pensiero che porta con sé un bagaglio pesante e che nel tempo si è rivelato tutt’altro che facile da difendere.

Proprio per questo la scelta della coppia di studiosi viene descritta come un’andata controcorrente. Riprendere un’ipotesi con un passato così discusso vuol dire partire in salita, consapevoli che ogni argomento verrà osservato con particolare attenzione. Il duo, però, non si limita a riproporre l’idea generale secondo cui l’acqua avrebbe plasmato l’essere umano. L’attenzione è puntata su un aspetto molto più specifico, quello della resistenza, e su come la raccolta di cibo in ambiente acquatico possa averla favorita.

La resistenza come tratto distintivo

Il cuore della proposta riguarda dunque la stamina, quella capacità di durata nello sforzo che distingue gli esseri umani dagli altri primati. È qui che la tesi dei due ricercatori prende forma. A loro giudizio cercare cibo in acqua avrebbe rappresentato un contesto capace di premiare chi riusciva a resistere più a lungo, contribuendo così a sviluppare una qualità che le altre specie vicine all’uomo non hanno mai acquisito.

Il ragionamento ribalta in parte la prospettiva più diffusa, che tende a guardare altrove quando si cerca di spiegare le doti fisiche della specie umana. Collegare la resistenza umana all’ambiente acquatico significa spostare il baricentro del discorso verso un ambito che, per le ragioni legate al suo passato controverso, molti preferirebbero lasciare da parte. Ed è proprio questa scelta a rendere la proposta tanto interessante quanto esposta alle critiche.

Resta il fatto che l’interrogativo di fondo è tutt’altro che banale. Perché gli esseri umani sanno sostenere sforzi prolungati mentre gli altri primati no? La risposta offerta dalla coppia di studiosi passa attraverso l’acqua e attraverso un’attività quotidiana come la ricerca di cibo. Una spiegazione che si inserisce in un dibattito antico ma che prova a concentrarsi su un singolo tratto, anziché pretendere di spiegare l’intera evoluzione della specie umana con un’unica chiave di lettura.

Nonostante la diffidenza che da sempre circonda le teorie sul ruolo dell’acqua nell’evoluzione, i due ricercatori sostengono con decisione la propria posizione. Secondo la loro ricostruzione il foraggiamento in acqua avrebbe garantito agli esseri umani quella resistenza che manca agli altri primati.

Fonte: TecnoAndroid

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