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Raven, l’IA che risale all’indirizzo da una foto degli interni

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Una semplice foto degli interni di una casa può bastare per risalire all’indirizzo in cui è stata scattata. È la nuova funzione introdotta in Raven, lo strumento basato sull’intelligenza artificiale sviluppato da Graylark Technologies, la società un tempo conosciuta per GeoSpy. La particolarità sta nel fatto che non servono coordinate GPS né metadati dell’immagine. Possono essere sufficienti alcuni elettrodomestici inquadrati oppure qualche indizio sulla disposizione delle stanze.

Riconoscere un luogo partendo dai dettagli visibili in una fotografia non è certo una novità. Fino a oggi però serviva almeno un punto di riferimento leggibile, oppure bisognava affidarsi ai metadati che molti smartphone salvano in automatico come data, ora e posizione dello scatto. Raven porta questo principio all’interno degli edifici. In pratica il sistema potrebbe individuare la posizione partendo da un selfie fatto in bagno o da un video girato nel proprio appartamento. Il Dipartimento di polizia di Los Angeles e l’Ufficio dello sceriffo della contea di Miami Dade hanno già acquistato l’accesso alla piattaforma.

Come funziona la geolocalizzazione degli ambienti interni

Raven isola gli elementi distintivi di un’immagine come accessori, mobili o la conformazione della stanza e cerca altre fotografie che con buona probabilità ritraggono la stessa proprietà, anche quando gli scatti sono diversi o risalgono a momenti differenti. Il CEO di Graylark Daniel Heinen ha mostrato alcune dimostrazioni pratiche. In una lo strumento ha collegato la foto di una lavanderia a un annuncio Airbnb a Charlotte, in Carolina del Nord. In un’altra l’immagine di un bagno è stata associata a un affitto su Vrbo a Montecito, in California. Con la sola foto di una camera è stato poi rintracciato un indirizzo a San Francisco, e le immagini restituite per quella proprietà erano identiche a quelle presenti su Zillow, portale immobiliare statunitense. Un dettaglio che lascia pensare che il sistema attinga in qualche modo ai dati di quel sito.

Heinen presenta la funzione come un’arma contro la tratta di esseri umani e lo sfruttamento. In un post su LinkedIn ha spiegato che una stanza non identificata in una foto o in un video può trasformarsi in una “pista di localizzazione” che gli investigatori possono verificare e seguire. Ha aggiunto che l’azienda sta investendo molto nella geolocalizzazione degli interni di hotel, affitti brevi, case e appartamenti negli Stati Uniti. Curiosamente questa capacità non era prevista. Secondo il dirigente è emersa durante i test di una versione precedente del modello, quando un selfie in bagno è stato collocato a San Francisco. Provando poi con alcuni screenshot di annunci Zillow la città sarebbe stata indovinata in nove casi su dieci. Heinen ipotizza che negli enormi archivi di immagini geolocalizzate usati per l’addestramento, pensati come scatti all’aperto, siano finite anche foto di feste o di piatti appoggiati sul piano della cucina. I modelli avrebbero così imparato a cogliere dettagli legati a luoghi diversi.

Limiti, dati e un passato controverso

Non si tratta comunque di uno strumento capace di identificare qualsiasi abitazione del pianeta. Alcune ricerche dipendono probabilmente da modelli costruiti per aree specifiche, e dalle email dell’ufficio dello sceriffo di Miami Dade risulta infatti l’accesso a una versione di Raven addestrata proprio su quella contea. I risultati dipendono inoltre dalla presenza della casa negli elenchi consultabili dal sistema. Un portavoce dello stesso ufficio ha definito l’uso di GeoSpy “limitato e in gran parte esplorativo”, senza progressi né arresti significativi.

Il nodo dei dati tocca da vicino la privacy. Airbnb ha dichiarato di rimuovere i metadati di posizione dalle foto degli annunci, di consentire agli host di mostrare solo una posizione approssimativa e di disporre di misure contro la raccolta automatizzata. La società afferma di non avere alcun rapporto con Graylark, ricorda che le proprie condizioni vietano lo scraping, cioè l’estrazione massiva di dati, e sta esaminando il caso. Anche Zillow sottolinea che questa pratica viola i termini d’uso e che quando serve intraprende azioni legali.

In passato GeoSpy era aperto praticamente a chiunque. All’epoca era emerso che alcuni membri del server Discord dell’azienda chiedevano aiuto per pedinare delle donne. Il giorno dopo essere stata contattata dai ricercatori, Graylark ha limitato l’accesso alle sole agenzie governative e ai clienti aziendali.

Fonte: TecnoAndroid

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