Range-extender e plug-in hybrid: due sistemi che a prima vista sembrano cugini stretti, eppure sotto il cofano raccontano storie diverse. Entrambi mettono insieme un motore a combustione e uno elettrico, ma il modo in cui lavorano cambia parecchio. E capire la differenza aiuta a scegliere meglio, soprattutto ora che sul mercato iniziano ad arrivare modelli pensati proprio così. Al momento, in Gran Bretagna, la Leapmotor C10 Hybrid EV è l’unica REx in vendita, ma altre sono dietro l’angolo.
Cosa significa davvero range-extender
Un range-extender, che spesso trovate abbreviato in REx o REEV, ha un funzionamento piacevolmente semplice. In pratica è un veicolo elettrico con una batteria più piccola, che può essere ricaricata da un motore a benzina quando lo stato di carica scende troppo. Niente di più. La parte interessante è proprio questa: a muovere le ruote ci pensa sempre il motore elettrico, mentre il propulsore termico fa solo da generatore, occupandosi di rimettere energia nella batteria.
I motori usati nei REx moderni sono piccoli, leggeri e pensati per la massima efficienza. Lavorano a velocità costante, accendendosi solo quando la batteria ha bisogno di una ricarica. Questo tipo di configurazione viene chiamata tradizionalmente hybrid in serie, proprio perché elettrico e termico non lavorano fianco a fianco, ma uno dopo l’altro.
Il punto in comune con un plug-in hybrid c’è, ed è evidente: entrambi possono essere collegati alla presa per ricaricare la batteria e viaggiare in modalità completamente elettrica. La differenza principale sta nel modo di muovere le ruote. In un PHEV, infatti, sia il motore a combustione sia quello elettrico contribuiscono a spingere l’auto. Per questo i plug-in, insieme ai full hybrid classici come la Toyota Prius, vengono definiti hybrid in parallelo: termico ed elettrico possono agire in parallelo, cioè nello stesso momento.
Pregi, difetti e perché piacciono ai cinesi
Come ogni soluzione ibrida, anche un range-extender porta con sé qualche complicazione. Rispetto a un’auto elettrica pura risulta più articolato, perché mette insieme due tecnologie diverse, una a combustione e una elettrica. C’è poi un altro aspetto da considerare: in un REx il motore termico può restare spento per lunghi periodi. Per evitare problemi, i sistemi elettronici della vettura lo avviano periodicamente, in quello che viene chiamato ciclo di manutenzione.
I vantaggi, però, non mancano. I REx sono perfetti nelle zone del mondo dove le colonnine pubbliche scarseggiano, e questo spiega perché siano così amati dai costruttori cinesi, che hanno tutto l’interesse a rendere la tecnologia accessibile. La batteria ad alta tensione di un range-extender, inoltre, è molto più piccola ed economica rispetto a quella di un’elettrica pura. Tradotto: un sistema REx pronto all’uso costa meno e fa risparmiare.
E qui entra in gioco un dettaglio interessante. Alcuni fornitori, come Horse Powertrain, hanno iniziato a proporre unità REx modulari, complete di inverter integrati, che qualsiasi casa automobilistica può acquistare e montare sulle proprie auto. Horse, nata dalla collaborazione tra Renault e Geely, sta sviluppando diverse soluzioni, tra cui la piccola C15, grande come una valigia, installabile davanti o dietro su una piattaforma elettrica.