Qwant diventa il motore di ricerca predefinito sui computer del Parlamento europeo, e la notizia che ieri circolava come indiscrezione adesso ha il timbro dell’ufficialità. La scelta porta con sé un addio pesante: quello a Google, che fino a poco fa era lo strumento standard per le ricerche interne. E il momento in cui arriva l’annuncio dice molto, perché coincide con la presentazione dello European Technological Sovereignty Package. Niente di casuale: la direzione presa sull’asse Bruxelles Strasburgo guarda dritta alla sovranità digitale.
Addio Google, il Parlamento UE ha scelto Qwant
A confermare il passaggio è stata la stessa azienda francese che gestisce il servizio, con un messaggio pubblicato su X dove si percepisce un certo stupore. Le parole usate sono “Siamo stati informati…”, e bastano a far capire che la decisione è maturata senza che Qwant venisse coinvolta direttamente nel processo. Insomma, l’hanno saputo a cose praticamente fatte.
Il cambiamento è già attivo. A partire da oggi, infatti, le ricerche svolte sui computer interni del Parlamento europeo passano per il motore francese, comprese quelle che gli eurodeputati e i dipendenti effettuano direttamente dalla barra degli indirizzi nei browser. La modifica riguarda sia Edge sia Firefox, quindi non si tratta di un ritocco marginale ma di una configurazione che tocca l’uso quotidiano degli strumenti di lavoro.
Una scelta che parla di sovranità digitale
Il filo conduttore qui è chiaro, e non riguarda soltanto quale logo compare quando si apre una pagina di ricerca. Affidarsi a un servizio europeo invece che a un colosso statunitense è una mossa che si inserisce in un disegno più ampio, quello della sovranità tecnologica che da tempo Bruxelles tiene in cima alla lista delle priorità. La coincidenza temporale con il pacchetto dedicato proprio a questo tema lo rende ancora più evidente.
Resta il fatto che, almeno per ora, il provvedimento riguarda l’infrastruttura interna delle istituzioni europee. Non un obbligo per i cittadini, non un divieto generalizzato verso altri servizi, ma una decisione operativa che cambia il modo in cui chi lavora dentro il Parlamento naviga e cerca informazioni. Un segnale, più che una rivoluzione, anche se di quelli che pesano sul piano politico e simbolico.
Per Qwant si tratta comunque di una vetrina importante. Avere il proprio motore impostato come predefinito su tutte le macchine di un’istituzione del calibro del Parlamento europeo significa guadagnare visibilità e, soprattutto, credibilità come alternativa concreta ai nomi più conosciuti del settore. Il tutto, va ribadito, senza che l’azienda abbia partecipato alla scelta, scoprendola quasi a giochi fatti.