Quick Share che comunica con AirDrop è ormai realtà su un numero crescente di smartphone Android, e la cosa curiosa è che Google ha tirato dritto senza nemmeno passare da Cupertino. La funzione permette di spostare file tra Android e dispositivi Apple, quindi iPhone, iPad e perfino MacBook, sfruttando proprio il sistema di condivisione di casa Google. Tutto è partito a novembre 2025 con la serie Pixel 10, e da quel momento l’elenco dei modelli che la supportano ha continuato ad allungarsi.
C’è però un dettaglio che cambia parecchio le cose: la compatibilità non è affatto universale, e probabilmente non lo diventerà mai per tutti. L’ipotesi più solida è che il supporto dipenda dal chipset, perché serve una modifica a livello hardware per gestire l’Apple Wireless Direct Link, il protocollo proprietario su cui si regge AirDrop. Tradotto: non basta avere un telefono recente, perché non tutti gli Android sono in grado di farcela, a prescindere dall’anno di uscita.
Quali dispositivi Android funzionano davvero
Guardando la situazione attuale, i dispositivi compatibili restano ancora un gruppo ristretto. Sul fronte Google, la serie Pixel 10 ha fatto da apripista, poi sono arrivati i Pixel 9, aggiunti a febbraio 2026. Samsung si è mossa tra marzo e aprile, con alcuni modelli Galaxy già abilitati e con il Galaxy Z Fold 6 Special Edition tra gli ultimi nomi entrati in lista. Anche OPPO Find X9 Ultra e vivo X300 Ultra compaiono tra i supportati, a dimostrazione che la cerchia, pur lentamente, si sta aprendo oltre i confini di Google.
Il funzionamento, una volta dentro, è piuttosto immediato. Entrambi i dispositivi devono impostare la visibilità su “Tutti”, perché la condivisione limitata ai contatti noti non funziona quando si passa da una piattaforma all’altra. Sistemata quella, il dispositivo Apple compare direttamente tra quelli disponibili su Quick Share e il trasferimento fila liscio, senza intoppi, esattamente come ci si aspetta tra due Android o tra due prodotti Apple.
Niente requisiti ufficiali e una reazione che non arriva
Il punto debole di tutta la faccenda è l’assenza di requisiti hardware dichiarati ufficialmente. Questo rende complicato capire chi riceverà il supporto e con quali tempi. Altri aggiornamenti sono lecitamente attesi, ma chi possiede un telefono fuori dall’elenco dovrà mettersi in attesa, senza alcuna garanzia che il proprio modello finisca prima o poi tra quelli abilitati.