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Qualcomm contro Arm in tribunale: stop alle royalty per 5 anni?

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Lo scontro tra Qualcomm e Arm approda di nuovo davanti a un tribunale federale del Delaware, dove questa settimana è partito un processo con giuria della durata di cinque giorni. In ballo non c’è soltanto una lite tra due giganti dei semiconduttori, ma il modo stesso in cui vengono concessi in licenza e realizzati i chip che fanno girare gli smartphone. E la posta, a guardare bene i numeri, si misura in miliardi.

Qualcomm sta cercando di ottenere lo stop al pagamento delle royalty dovute ad Arm per un periodo che potrebbe arrivare fino a cinque anni. Per la società britannica sarebbe una botta notevole, perché il produttore di processori americano rappresenta da solo circa il 9% dei ricavi di Arm relativi all’anno fiscale 2026, secondo le stime delle società di ricerca di mercato. Non proprio un cliente qualsiasi, insomma.

Qualcomm contro Arm: tutto nasce dall’acquisizione di Nuvia

Per capire come si sia arrivati in aula bisogna tornare al 2021, quando Qualcomm ha comprato Nuvia, una startup specializzata nella progettazione di chip che disponeva già di una propria licenza Arm. Da quel momento i rapporti tra le due aziende si sono via via deteriorati. Secondo Qualcomm, Arm si sarebbe rifiutata di fornire gli strumenti necessari per testare i chip, strumenti che invece il contratto rendeva obbligatori.

Le accuse però non finiscono qui. Il colosso californiano sostiene anche che Arm abbia fatto trapelare, nel 2024, la minaccia di revocare una licenza fondamentale, e che questa fuga di notizie abbia compromesso le trattative in corso con Meta per un possibile accordo sui chip. Proprio la vicenda legata all’azienda di Mark Zuckerberg potrebbe diventare uno dei parametri più concreti per quantificare il danno subito.

Stando alla ricostruzione di Qualcomm, quella indiscrezione avrebbe contribuito a ridurre di 170 milioni di dollari, circa 150 milioni di euro, il valore finale dell’intesa con Meta. Arm respinge con decisione questo collegamento e offre una spiegazione diversa. A cambiare le condizioni economiche dell’affare, secondo la società, sarebbe stata la scelta di Meta di spostare il proprio interesse dai visori per la realtà virtuale agli occhiali con intelligenza artificiale.

Royalty, buona fede e un contratto che dura fino al 2033

Se la partita su Meta vale centinaia di milioni, quella sulle royalty è decisamente più grossa. Evitare di versare ad Arm i compensi previsti per un massimo di cinque anni significherebbe mettere in discussione miliardi di dollari. A decidere se quella clausola quinquennale possa restare in piedi sarà la giudice Maryellen Noreika, e la sua valutazione potrebbe incidere in maniera pesante sulla cifra che Qualcomm riuscirà eventualmente a ottenere.

Le posizioni delle due parti restano lontanissime. Qualcomm accusa Arm di aver danneggiato deliberatamente la sua attività dopo l’operazione Nuvia. Arm, dal canto suo, considera la causa un semplice strumento di pressione all’interno di una disputa commerciale e sostiene che il rivale non sia in grado di dimostrare di aver subito un pregiudizio reale.

Accanto al dibattimento con la giuria se ne sta svolgendo anche un secondo, affidato al solo giudice, che dovrà stabilire se Arm abbia condotto in buona fede le trattative sulla sua architettura di nuova generazione. Un aspetto tutt’altro che marginale, considerando che le due aziende sono legate da un contratto valido fino al 2033 e dovranno quindi continuare a lavorare insieme ancora per parecchi anni.

Il processo di cinque giorni rischia così di decidere molto più di una singola bolletta di royalty. L’esito potrebbe infatti ridisegnare il modo in cui Arm e i più grandi produttori di chip negozieranno prezzo e controllo delle future tecnologie per le CPU.

Fonte: TecnoAndroid

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