Il mercato delle memorie sta attraversando una fase particolarmente turbolenta, e i prezzi RAM ne sono la dimostrazione più evidente. La DRAM ha registrato un incremento di oltre il 170% su base annua, un dato che ha poche precedenti nella storia recente del settore. Per capire la portata di questo rialzo basta guardare un esempio concreto: un kit DDR5 da 32GB che appena dodici mesi fa costava circa 90 euro, oggi può arrivare a sfiorare i 315 euro. Numeri che fanno riflettere, soprattutto per chi stava pianificando un aggiornamento hardware o un nuovo assemblaggio.
Quella in corso viene descritta come una delle crisi delle memorie più profonde degli ultimi anni. E non si tratta di un semplice aggiustamento ciclico, di quelli che il mercato tech conosce bene e metabolizza in fretta. Stavolta la pressione sui prezzi RAM arriva da una direzione ben precisa: l’intelligenza artificiale. La domanda massiccia di chip e memorie da parte dei grandi operatori del settore IA sta letteralmente assorbendo una fetta enorme della produzione globale di DRAM, lasciando sempre meno spazio ai componenti destinati al mercato consumer.
L’effetto a catena su hardware e dispositivi consumer
Ed è proprio qui che la faccenda si fa preoccupante per tutti. Quando i prezzi RAM salgono in modo così drastico, l’effetto a catena è inevitabile. Non sono solo le schede madri e i kit di memoria a risentirne. Il rincaro si propaga su tutta la filiera: hardware di ogni tipo, computer portatili, desktop, e in generale tutti quei dispositivi consumer che utilizzano moduli DRAM nei loro componenti interni. Prodotti che fino a poco tempo fa avevano un posizionamento di prezzo accessibile rischiano di diventare significativamente più costosi, e in alcuni casi certi modelli potrebbero anche essere rimossi dal mercato perché non più sostenibili economicamente.
La dinamica è abbastanza chiara. I produttori di memorie, che siano Samsung, SK Hynix o Micron, stanno orientando le proprie linee produttive verso le memorie ad alta larghezza di banda richieste dai data center e dalle infrastrutture dedicate all’intelligenza artificiale. È lì che i margini sono più alti, è lì che la domanda cresce a ritmi impressionanti. E nel frattempo, la produzione di DRAM standard per il mercato di massa perde priorità. Una scelta comprensibile dal punto di vista industriale, molto meno per chi deve comprare un computer nuovo.
Quali prodotti tech rischiano di più
I prodotti che rischiano maggiormente sono quelli che si trovano in una fascia di prezzo già compressa, dove anche un piccolo aumento del costo dei componenti può rendere il prodotto finale poco competitivo. Si parla di laptop entry level, configurazioni desktop per uso quotidiano, ma anche di dispositivi che normalmente non vengono associati al mondo delle memorie ma che ne dipendono eccome. Con i prezzi RAM a questi livelli, i produttori di prodotti tech consumer si trovano davanti a un bivio: assorbire il costo in proprio, riducendo i margini, oppure scaricare tutto sul prezzo finale.