Una svolta potenzialmente importante sta per riguardare lo scontrino del POS, quel piccolo foglietto che commercianti e professionisti conservano con cura quasi maniacale per dimostrare ogni singola transazione. Una nuova misura inserita nel quadro normativo italiano apre infatti uno scenario diverso: gli estratti conto bancari digitali e la documentazione rilasciata dagli intermediari finanziari potranno essere utilizzati come prova valida delle transazioni, al posto delle classiche ricevute cartacee generate dai terminali.
Fino ad oggi, le ricevute dei pagamenti effettuati al POS rappresentavano praticamente l’unico riferimento accettato per dimostrare che una transazione fosse effettivamente avvenuta. Chiunque gestisca un’attività sa bene quanto sia noioso e dispendioso, in termini di tempo e di spazio fisico, conservare quegli scontrini che sbiadiscono nel giro di pochi mesi e che poi vanno comunque digitalizzati o archiviati. Ecco, questa nuova norma potrebbe cambiare radicalmente le cose. La documentazione bancaria digitale, quella che già esiste e che le banche producono in automatico, acquisisce finalmente un valore probatorio concreto ai fini fiscali.
Meno burocrazia per le attività commerciali
Il punto centrale di questa novità è la riduzione della burocrazia. Per le attività commerciali, i liberi professionisti e chiunque accetti pagamenti elettronici tramite POS, non dover più dipendere esclusivamente dallo scontrino cartaceo significa semplificare enormemente la gestione amministrativa quotidiana. Gli estratti conto bancari, del resto, contengono già tutte le informazioni necessarie: data, importo, soggetto pagante e canale di pagamento. Sono dati tracciabili, verificabili e soprattutto non soggetti al deterioramento fisico che affligge la carta termica dei terminali.
Questa possibilità si inserisce in un percorso più ampio di digitalizzazione dei pagamenti e di snellimento delle procedure fiscali che l’Italia sta portando avanti. Lo scontrino del POS non sparisce dall’oggi al domani, sia chiaro. Il terminale continuerà a funzionare esattamente come prima e a generare le sue ricevute. Quello che cambia è il valore attribuito alla documentazione alternativa: se prima l’estratto conto era considerato un documento accessorio, ora diventa a tutti gli effetti una prova sufficiente.
Cosa significa in pratica per chi ha un’attività
Per chi gestisce un negozio, un bar, uno studio professionale o qualsiasi altra attività che incassa tramite POS, il cambiamento ha un impatto pratico piuttosto evidente. Niente più cassetti pieni di rotolini di carta sbiadita, niente più panico quando lo scontrino risulta illeggibile a distanza di qualche mese, niente più duplicazioni inutili tra archivio cartaceo e documentazione digitale. La prova della transazione è già lì, nell’estratto conto, prodotta e conservata dall’istituto bancario con standard di sicurezza decisamente superiori a quelli di un foglietto termico.
La norma consente dunque di fare affidamento sulla documentazione rilasciata dagli intermediari finanziari, che si tratti di banche tradizionali o di altri soggetti autorizzati. Questo non elimina ovviamente l’obbligo di tracciare ogni pagamento ricevuto, ma offre un canale alternativo e più robusto per farlo. Per le attività che già lavorano in modo prevalentemente digitale, si tratta di un passaggio quasi naturale. Per quelle ancora molto legate alla carta, potrebbe essere la spinta giusta per aggiornare le proprie abitudini amministrative.