Porsche 959, e il nome da solo basta a far girare la testa a chi mastica un po’ di motori. Non era una supercar qualsiasi, ma un vero e proprio concentrato di tecnica pensato per riscrivere le regole del gioco negli anni Ottanta. Sviluppata dal reparto ricerca di Weissach a partire dal 1982, nasceva con un’idea precisa in testa, dominare il Gruppo B, la categoria più feroce che i rally abbiano mai conosciuto. Quel campionato chiuse i battenti prima del previsto, giudicato troppo pericoloso, ma la 959 aveva già fatto capire di che pasta era fatta con una doppietta memorabile alla Parigi Dakar al debutto. E oggi il suo valore ha raggiunto cifre che sfiorano l’assurdo, come racconta la vicenda di Nick Heidfeld, ex pilota di Formula 1, e del suo esemplare rimesso a nuovo.
Un’astronave travestita da automobile
Sul piano tecnico la Porsche 959 era avanti anni luce rispetto a chiunque altro sul mercato in quel periodo. Sotto il cofano lavorava un motore boxer a sei cilindri da 2,8 litri, con raffreddamento ad acqua sulle testate e un sistema di sovralimentazione sequenziale che montava due turbine di dimensioni diverse. Un’idea intelligente, perché quella piccola offriva risposta pronta ai bassi regimi mentre la grande spingeva forte quando serviva potenza vera. Il risultato erano 450 CV e una trazione integrale PSK gestita elettronicamente, roba da fantascienza per l’epoca. Lo scatto da 0 a 100 km/h si esauriva in 3,7 secondi e la velocità toccava i 314 km/h, che diventavano addirittura 339 nella versione Sport.
Il confronto con la Ferrari F40 aiuta a capire la filosofia dietro il progetto. La rossa di Maranello puntava tutto sulla potenza bruta, senza ABS né trazione integrale, mentre la Porsche cercava un equilibrio raro tra prestazioni da pista, comfort e finiture di livello. Insomma, una supercar che si poteva usare anche tutti i giorni, senza troppi drammi.
Il restauro di Heidfeld e le cifre da capogiro
In questo quadro di eccellenza si inserisce la storia della 959 che è appartenuta a Nick Heidfeld. Un esempio perfetto di quanto sia complicato tenere in vita un capolavoro del genere. Il recupero di una macchina così sofisticata non è mai una passeggiata, e per l’auto del tedesco il processo ha richiesto diversi anni di lavoro certosino, con costi di manutenzione altissimi. La leggendaria affidabilità Porsche c’è tutta, ma la 959 resta un mezzo talmente articolato da pretendere dedizione totale e competenze ingegneristiche molto specifiche per rimanere in condizioni impeccabili.
Poi c’è il capitolo esclusività, che è quello che fa lievitare tutto. All’epoca ne furono costruiti soltanto 292 esemplari, venduti a circa 420.000 marchi tedeschi a personaggi come Bill Gates e Boris Becker. Ancora più introvabile la versione S, la Sport, prodotta in appena 29 unità con potenza spinta a 515 CV e un peso alleggerito fino a 1.350 kg. Questa rarità estrema, unita al peso storico del modello, ha mandato le quotazioni alle stelle. Nelle aste internazionali gli esemplari ben conservati o con restauri ben documentati, proprio come quello di Heidfeld, arrivano tranquillamente a valere milioni di euro. E la macchina dell’ex pilota sarà battuta all’asta da RM Sotheby’s durante la Monterey Car Week, con una stima che potrebbe avvicinarsi ai 5 milioni di euro.