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Pontiac GTO: la sigla della muscle car arriva dalla Ferrari

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Il nome Pontiac GTO è legato a doppio filo all’età d’oro delle muscle car americane, eppure quelle tre lettere arrivano da molto lontano, precisamente dall’Italia. La sigla GTO significa infatti Gran Turismo Omologato e prima di finire sul cofano di una vettura di Detroit era già stata usata da Ferrari. Gli Stati Uniti avevano sfornato auto veloci e potenti anche prima del debutto della GTO nel 1964, come la Chevy Impala 409 o la Pontiac 421 Super Duty. Metterci le mani sopra però non era affatto semplice, perché bisognava scovare qualche codice segreto per il motore nascosto in fondo alla lista degli optional oppure puntare su modelli nati per le corse e prodotti in numeri piuttosto ridotti.

La GTO cambiò le regole del gioco. C’era un V8 generoso sotto il cofano, certo, ma era solo una parte del pacchetto. L’America se ne innamorò perché si trattava di un’auto stradale completa che andava forte, aveva l’aspetto giusto e non richiedeva una squadra di meccanici per restare a punto. Un marketing molto astuto fece il resto e chiunque avesse un minimo di benzina nelle vene voleva averne una in garage.

Gli appassionati del Cavallino conoscono bene la storia. La sigla comparve nel 1962 su una versione davvero speciale della gamma 250 GT, cioè la Ferrari 250 GTO, costruita apposta per vincere gare come la 24 Ore di Le Mans. La FIA pretendeva 100 esemplari stradali per omologare la coupé V12 alle competizioni, ma Ferrari riuscì a convincere la federazione di averli prodotti tutti quando in realtà ne aveva realizzati appena 36. Quello che accadde poco dopo nel Michigan, a circa 7.200 km di distanza, ha quasi il sapore di una piccola giustizia poetica.

Il trucco di Pontiac per aggirare i divieti di GM

Quando la Ferrari scese in pista, Pontiac aveva già una bacheca bella piena. Tra il 1960 e il 1962 il marchio conquistò due volte la Daytona 500 oltre ai titoli piloti e costruttori del NASCAR Grand National, a cui si aggiunsero diverse vittorie nelle gare di accelerazione NHRA. La GTO americana però non nacque per correre. Anzi non poteva nemmeno farlo con il sostegno ufficiale della casa, visto che nel gennaio 1963 General Motors aveva vietato ogni attività sportiva di fabbrica. Serviva quindi un’altra idea per conquistare il grande pubblico e la nascente generazione dei baby boomer.

La soluzione, oggi leggendaria, viene attribuita soprattutto a John DeLorean, all’epoca ingegnere capo, anche se i colleghi Bill Collins e Russ Gee contribuirono a far nascere l’idea. Il terzetto si chiese cosa sarebbe successo montando il grosso V8 da 389 pollici cubi (6,4 litri) delle berline più grandi sulla Tempest di taglia media. C’era un problema, perché GM vietava anche i motori di grossa cilindrata sulle auto intermedie. Il divieto valeva solo per le motorizzazioni di serie, così proponendo il pacchetto GTO come optional Pontiac passò sotto il radar aziendale e arrivò negli autosaloni per il 1964.

Il 389 erogava 325 cavalli (330 CV) nella versione base con carburatore a quattro corpi e 348 cavalli (353 CV) con la configurazione Tri Carb a tre carburatori doppio corpo. Nella maggior parte delle prove la Tri Carb toccava le 60 miglia orarie (97 km/h) in meno di sette secondi, ma quando una celebre rivista americana registrò 4,6 secondi e un quarto di miglio in 13,1 secondi la fama della GTO fu cosa fatta. Solo anni dopo il genio pubblicitario Jim Wangers ammise che quell’esemplare montava di nascosto un V8 ancora più grande da 421 pollici cubi (6,9 litri).

Quasi 100.000 esemplari venduti in un solo anno

Il pacchetto non si limitava al motore. Scegliendo l’opzione GTO sulla Tempest Le Mans si otteneva un cambio manuale a tre marce con leva Hurst sul pavimento, doppio scarico, molle e ammortizzatori più rigidi e una ventola rinforzata. Cambio a quattro marce, differenziale autobloccante e contagiri erano a richiesta e dal 1967 quest’ultimo poteva essere montato sul cofano, quasi un antenato dei moderni display a sovrimpressione. Contavano parecchio anche i dettagli estetici, come il cruscotto con finitura a motivo circolare, le finte prese d’aria sul cofano, i loghi dedicati e una targhetta con la scritta “6.5 LITRE” in inglese britannico per richiamare il fascino delle sportive europee.

Nel primo anno le GTO vendute furono oltre 32.000, salite a più di 75.000 nel 1965. Nel 1966 la GTO diventò un modello a sé e raggiunse quota 96.946, un traguardo mai più avvicinato. All’inizio degli anni Settanta la moda delle muscle car si era ormai spenta e la produzione terminò dopo il 1974. Il ritorno del 2004, basato sull’australiana Holden Monaro con un V8 LS2 da 6,0 litri e 400 cavalli (406 CV), non superò mai le 16.000 unità e si chiuse dopo il 2006.

Oggi la Ferrari 250 GTO è tra le auto da collezione più preziose al mondo, con esemplari passati di mano per circa 60 milioni di euro. La Pontiac GTO resta molto più accessibile, con quotazioni comprese in genere tra 26.000 e 73.000 euro, anche se nel 2023 una GTO Judge cabriolet del 1970 con il raro motore Ram Air IV è stata venduta per circa 950.000 euro.

Fonte: TecnoAndroid

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