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PoeLLM: una poesia su GitHub guida una botnet da 3.400 server

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Una poesia di due strofe pubblicata su GitHub è diventata il centro di comando di una botnet. Il malware PoeLLM, specializzato nel mining di criptovalute, ha colpito più di 3.400 server sfruttando i versi per indicare alle macchine infette dove trovare i nuovi server C2. A ricostruire la vicenda è Black Lotus Labs, il gruppo di ricerca sulla sicurezza informatica di Lumen, che segue la campagna battezzata Canto Incognito da aprile 2026.

Il meccanismo di comando e controllo si regge su un’idea curiosa. Dentro il componimento ci sono quattro parole che codificano un indirizzo e che finora sono state cambiate 11 volte, così da spostare gli host compromessi verso nuove destinazioni. La maggior parte delle vittime sembra usare versioni vulnerabili di servizi di intelligenza artificiale open source come LiteLLM e Ollama. Questo nonostante ad aprile sia arrivata una correzione per LiteLLM che con buona probabilità chiudeva la strada usata dagli aggressori.

PoeLLM: versi che nascondono indirizzi e miner al lavoro

La poesia si intitola “On the Nature of Connection” ed è comparsa per la prima volta ad aprile. Ogni nuova versione rimanda a un diverso server di controllo e il malware è in grado di decifrare l’indirizzo estraendo parole precise e trasformandole in un indirizzo IPv4. Al momento della pubblicazione del rapporto l’autore non aveva ancora modificato lo schema usato per interpretare il testo. Secondo i ricercatori la scelta di una poesia serviva probabilmente a mimetizzare il tutto, visto che si tratta di un veicolo perfetto per nascondere un messaggio importante.

Va chiarito però che i versi hanno un ruolo limitato. Servono soltanto a orientare i server infetti verso il C2 e non hanno niente a che fare con i jailbreak dei modelli linguistici tramite richieste dannose o prompt injection. Non c’è nemmeno un legame con la cosiddetta “adversarial poetry” descritta in uno studio dell’anno scorso.

Il carico vero e proprio del malware PoeLLM è composto dai miner XMRig e Iron, collegati all’infrastruttura di mining di Kryptex. Le macchine compromesse vengono poi trasformate a loro volta in scanner e server di attacco. Tra le prime 900 vittime l’elemento comune era il contatto con un endpoint del servizio russo di mining di criptovalute, un indizio che fa pensare a una motivazione economica. Lumen sottolinea che le infrastrutture di intelligenza artificiale stanno diventando un bersaglio appetibile perché i servizi esposti possono contenere dati preziosi e offrire accesso all’hardware, in particolare alle GPU. Nel frattempo l’azienda ha bloccato tutto il traffico da e verso i server di controllo della campagna.

I servizi presi di mira e come proteggersi

Gli obiettivi principali sono due. Il primo è LiteLLM, un proxy che funziona da gateway per chiamare le API dei modelli linguistici e permette alle aziende di instradare le proprie applicazioni verso molti modelli attraverso un unico punto di accesso. Il secondo è Gotenberg, un’API basata su Docker per la conversione in PDF la cui guida avverte esplicitamente di non esporla su internet. Sono stati colpiti anche Ollama, che consente di far girare modelli a pesi aperti sul proprio hardware pur non essendo esposto in rete per impostazione predefinita, e Gitea, una piattaforma Git installabile sui propri server. Potrebbe essere stato preso di mira pure Ivanti Sentry, un dispositivo gateway per le aziende, ed è proprio da una sua istanza che Lumen ha scoperto la campagna.

La diffusione avviene sfruttando vulnerabilità di servizi esposti pubblicamente, con una scansione su larga scala partita a maggio. Nel caso di LiteLLM il punto d’ingresso era con ogni probabilità una richiesta POST costruita ad arte verso l’endpoint di connessione. La falla riguardava due endpoint che eseguivano sull’host un comando fornito dall’esterno senza alcun controllo sul ruolo dell’utente, e a giugno la CISA l’ha inserita nell’elenco delle vulnerabilità sfruttate attivamente. Per Ollama, Gotenberg e Gitea i metodi non sono stati descritti.

Chi gestisce sistemi di questo tipo può confrontare i log di connessione con gli indicatori di compromissione pubblicati da Lumen sulla sua pagina GitHub. Le raccomandazioni includono la verifica dell’esposizione esterna ogni volta che si installa uno strumento open source, la chiusura delle porte non necessarie e l’aggiornamento di tutti i dispositivi di rete. Per i prodotti vulnerabili valgono i singoli avvisi ufficiali, quindi LiteLLM 1.83.7 o successive e Ivanti Sentry R10.5.2, R10.6.2 o R10.7.1.

Quando il rapporto è stato pubblicato tre dei 12 server C2 risultavano ancora attivi e Canto Incognito continuava a infettare nuove vittime. Lumen proseguirà il monitoraggio del traffico e avverte che le superfici d’attacco delle aziende si stanno allargando rapidamente con la crescita delle infrastrutture di intelligenza artificiale.

Fonte: TecnoAndroid

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