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PLATO, il telescopio ESA con 26 occhi a caccia della Terra 2

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Trovare una seconda Terra è il compito che l’Agenzia Spaziale Europea ha affidato a PLATO, un telescopio spaziale molto particolare che al posto di un unico grande occhio ne avrà ben 26. Dal 1992, anno in cui è cominciata la caccia agli esopianeti, ne sono stati catalogati più di 6.000. Solo un centinaio però possono dirsi simili al nostro, e di solito la somiglianza si ferma alla natura rocciosa o a dimensioni non troppo lontane da quelle terrestri.

Per parlare davvero di una Terra 2 servirebbe qualcosa in più, cioè un’orbita che duri più o meno un anno. Si tratterebbe di un pianeta che impiega a girare intorno alla propria stella lo stesso tempo che la Terra impiega a compiere un giro completo attorno al Sole. Ed è proprio questo il tipo di mondo più difficile da scovare con i telescopi tradizionali. Finora è rimasto invisibile, e PLATO dovrebbe riuscire finalmente a intercettarlo.

PELATO: perché un’orbita di un anno è così difficile da vedere

La tecnica più usata per individuare pianeti fuori dal Sistema solare è il metodo del transito. Si osserva una stella e si cercano piccole variazioni nella sua luminosità, quelle che si verificano quando un pianeta in orbita le passa davanti e si frappone tra lei e i nostri strumenti. Una specie di caccia a minuscole eclissi. Di norma questo lavoro si concentra su stelle piccole e su pianeti con orbite molto brevi, decisamente più corte di quella terrestre.

C’è una ragione precisa. Con una stella piccola il calo di luce provocato dal passaggio del pianeta risulta più facile da notare. Un’orbita stretta permette invece di registrare parecchi giri completi nello stesso arco di tempo e quindi di riconoscere con meno fatica quelle oscillazioni. Per confermare un’orbita di un anno bisognerebbe puntare gli strumenti sulla stessa stella per diversi anni, fino a verificare che il calo di luminosità si ripeta con regolarità.

I 26 occhi di PLATO e tutto quello che potranno osservare

Qui entra in gioco l’architettura del nuovo osservatorio. PLATO non monta un solo grande strumento ma 26 fotocamere più piccole e indipendenti, organizzate in quattro gruppi da sei a cui se ne aggiungono due rapide. Questa scelta garantisce maggiore precisione e rende possibile cogliere variazioni minime anche in stelle molto luminose, che altrimenti passerebbero inosservate. Allo stesso tempo consente di inquadrare ampie porzioni di cielo e di analizzare tantissime stelle contemporaneamente. Visto che non deve spostarsi di continuo per coprirne molte, il telescopio può restare puntato sullo stesso punto a lungo, la condizione ideale per scoprire pianeti che ci mettono parecchio a completare un giro attorno alla loro stella. Se a questo si aggiunge che l’attenzione sarà rivolta a stelle grandi come il Sole e a pianeti situati nella loro zona abitabile, ci sono tutte le premesse per trovare la tanto attesa Terra 2.

La missione però non si limiterà agli esopianeti. Lo strumento studierà anche i terremoti stellari, fenomeni che nascono quando all’interno di una stella si generano onde sonore che rimbalzano e la fanno vibrare, dilatandola e contraendola in misura minuscola. Ne derivano piccoli cambiamenti di luminosità che possono essere analizzati per ricavare massa, raggio e perfino età dell’astro.

La precisione attesa è tale che PLATO potrebbe individuare anche esolune ed esoanelli. Qualche candidato esiste già, ma finora nessun anello e nessuna luna oltre il Sistema solare è stato confermato con certezza. Riuscirci avrebbe un certo peso, perché nel nostro vicinato cosmico questi oggetti hanno fornito informazioni preziose sull’origine dei rispettivi pianeti. La Luna, per esempio, si sarebbe formata probabilmente in seguito all’impatto di un corpo grande quanto Marte quando la Terra era ancora molto giovane. Esiste poi un’ipotesi, per ora soltanto tale, secondo cui un pianeta inabitabile non implica che lo sia anche il suo satellite. Oltre alla Terra 2 potrebbe quindi valere la pena cercare lune favorevoli alla vita.

Il lancio del telescopio spaziale europeo è previsto per marzo 2027, se tutto procederà secondo i piani. Nel frattempo l’ESA continua a lavorare perché ogni cosa sia pronta quando arriverà il momento.

Fonte: TecnoAndroid

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