Il plasma di quark e gluoni, quello che gli studiosi considerano a tutti gli effetti il primo liquido dell’universo, è stato ricreato in laboratorio e il risultato ha spiazzato più di qualche fisico. Parliamo di una sostanza che non ha nulla a che vedere con l’acqua o con qualsiasi altro fluido conosciuto. Esisteva miliardi di anni prima che si formassero gli oceani, quando il cosmo aveva appena pochi microsecondi di vita ed era occupato da un mare di particelle incandescenti. Roba difficile persino da immaginare, eppure gli scienziati sono riusciti a riprodurla.
La cosa che colpisce di più riguarda le sue proprietà. Il liquido più scorrevole mai misurato non è quello che scorre dai rubinetti di casa. È proprio questo antichissimo fluido primordiale, che vantava caratteristiche mai più osservate nel resto della storia cosmica. Quando l’universo era ancora un neonato, tutto lo spazio era riempito da questa sostanza rovente, una specie di zuppa di particelle elementari che oggi troviamo legate insieme dentro protoni e neutroni. Solo che allora quelle particelle erano libere, sciolte, senza vincoli.
Perché questa scoperta ha lasciato di stucco gli esperti
Il termine tecnico è plasma di quark e gluoni, e dietro quel nome un po’ ostico si nasconde uno stato della materia che sfida l’intuizione. I quark sono i mattoncini fondamentali che compongono la materia, mentre i gluoni sono ciò che li tiene incollati tra loro. Nelle condizioni normali dell’universo attuale non li vedremo mai vagare liberamente. Servono temperature altissime, di quelle che si raggiungevano soltanto negli istanti immediatamente successivi al Big Bang.
Ricreare tutto questo in un laboratorio significa spingere gli acceleratori di particelle a condizioni estreme, facendo scontrare nuclei atomici a velocità impressionanti. Da quegli impatti nasce, per una frazione infinitesimale di tempo, un piccolo assaggio di come doveva essere il cosmo alle sue origini. E il comportamento di questo fluido, incredibilmente scorrevole, ha superato le aspettative di chi da anni lavora su questi esperimenti. Non si tratta di un dettaglio da poco, perché studiare come si muoveva la materia in quei primissimi istanti aiuta a capire meglio come si è evoluto tutto quello che ci circonda oggi.
Quello che rende affascinante questa vicenda è proprio il contrasto tra la sua natura antichissima e la possibilità di osservarla con gli strumenti moderni. Un fluido che ha attraversato l’universo neonato, poi scomparso quando le particelle si sono raffreddate e hanno iniziato ad aggregarsi nelle forme che conosciamo, torna adesso a manifestarsi grazie alla tecnologia. Nessun oceano terrestre, nessun materiale esistente sul nostro pianeta si avvicina anche solo lontanamente alle sue caratteristiche di fluidità. È il campione assoluto in questa particolare categoria, e per gli scienziati rappresenta una finestra spalancata su un passato tanto remoto quanto difficile da studiare in altri modi.