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Piccoli reattori modulari SMR: 127 progetti ma la svolta tarda

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Più rapidi da costruire, più economici e più sicuri. Fino a poco tempo fa i piccoli reattori modulari, conosciuti come SMR dall’acronimo inglese, sembravano la risposta ai grandi limiti del nucleare tradizionale. Il tempo però è passato e non solo questi impianti non sono mai decollati davvero, ma l’intero settore dell’energia atomica ha vissuto una lunga fase di ritirata.

Adesso qualcosa sta cambiando. La costruzione di nuove centrali è tornata nel dibattito pubblico e l’Italia ne è un esempio, visto che il governo di Giorgia Meloni ha rotto con la tendenza europea a chiudere gli impianti. Eppure anche dentro questa possibile rinascita dell’energia nucleare gli SMR faticano a prendere il volo, o almeno non con la velocità che era stata promessa.

Piccoli reattori modulari SMR: cosa sono e perché sembravano la soluzione

Secondo l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (IAEA), un piccolo reattore modulare ha una capacità massima di 300 MW per unità, cioè circa un terzo di quanto produce un reattore convenzionale. Proprio le dimensioni ridotte rappresentano uno dei vantaggi principali, perché rendono questi moduli molto più facili da trasportare e assemblare in impianti che possono essere a loro volta assai più compatti delle centrali abituali.

Lo stesso organismo sottolinea anche il tema della sicurezza. Il design è molto più semplice e spesso si affida a sistemi passivi e alle caratteristiche stesse del modulo, a partire dalla bassa potenza. Ne deriva un margine più ampio che in alcuni casi arriva a eliminare o ridurre in modo significativo il rischio di fughe radioattive pericolose in caso di incidente.

La rivoluzione però è ancora in sospeso. Oggi le unità in funzione commerciale sono pochissime e molti progetti sono ancora sulla carta. Solo Russia e Cina hanno questa tecnologia operativa, anche se nel mondo si contano 127 progetti avviati per costruirne di nuove. Un caso emblematico arriva dal Canada, a Darlington in Ontario, dove Ontario Power Generation sta realizzando il primo SMR di un paese del G7. I lavori hanno già fatto grandi passi avanti e l’avvio è atteso prima del 2030. Il piano prevede fino a quattro unità del modello BWRX 300, anche se mancano ancora autorizzazioni e passaggi regolatori.

Il nodo dei costi e quello delle scorie

Il problema principale è un circolo vizioso. Gli SMR devono dimostrare di essere economici per essere costruiti su larga scala, ma devono essere costruiti su larga scala per dimostrare di essere economici. Come spiega NuScale, l’azienda statunitense più avanzata nella progettazione di questi reattori, la produzione in serie è indispensabile per renderli redditizi. Qui comincia la corsa a ostacoli, perché ogni prototipo costa miliardi e le licenze nucleari non si ottengono facilmente.

Superato lo scoglio iniziale, tutto dovrebbe filare più liscio. A Darlington ci si aspetta che buona parte della spesa sostenuta per il primo reattore serva anche a creare una struttura capace di ospitare gli altri, così ogni nuova unità dovrebbe costare meno della precedente.

C’è poi la questione delle scorie radioattive. Il World Nuclear Industry Status Report 2026 segnala che alcuni SMR possono produrre più rifiuti dei reattori tradizionali, mettendo in discussione uno dei benefici più associati a questa tecnologia. Il rapporto precisa comunque che non vale per tutti i modelli.

Bolla nucleare o futuro concreto

I piccoli reattori sembrano uscire dalla fase delle promesse per cominciare a dimostrare il proprio valore, ma non manca chi parla di un entusiasmo sproporzionato rispetto alla realtà. L’editorialista Ben Kritz sostiene che l’ottimismo attorno a questa tecnologia si sia ormai affievolito. Per lui quella degli SMR è una bolla destinata a scoppiare presto, spostando l’interesse verso settori più competitivi e soprattutto molto più semplici da realizzare.

È il caso delle rinnovabili. Nonostante la domanda crescente dei data center dedicati all’intelligenza artificiale, alcuni studi come quello della Commissione per le Transizioni Energetiche si chiedono se l’espansione nucleare abbia senso ovunque o solo dove solare ed eolico, di norma più economici e veloci da installare, trovano meno spazio. Secondo lo stesso rapporto gli SMR sono ancora lontani anni da una diffusione su larga scala, e anche puntando su di loro servirebbe comunque una soluzione immediata per il breve periodo.

Fonte: TecnoAndroid

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