Il prezzo del petrolio è precipitato nel giro di poche ore, e dietro questo crollo c’è una notizia che potrebbe cambiare gli equilibri di tutto il Medio Oriente. L’annuncio di un accordo di pace tra Stati Uniti e Iran ha scosso i mercati internazionali e, cosa che interessa direttamente le tasche degli italiani, ha rimesso al centro del dibattito la questione del taglio delle accise. Le quotazioni del greggio sono scese di colpo, lasciando intravedere la fine di un conflitto che durava ormai da quasi quattro mesi.
L’accordo tra Stati Uniti e Iran e la firma di Ginevra
La firma formale dell’intesa è attesa per venerdì 19 giugno 2026 a Ginevra, dopo una lunga serie di colloqui preparatori a Doha con la mediazione di Qatar e Pakistan. Stando a quanto ha dichiarato il viceministro degli Esteri iraniano, l’accordo Usa-Iran prevede la fine immediata e definitiva delle ostilità su più fronti, Libano incluso. La pace però resta legata a tempistiche strette: le due potenze avranno 60 giorni per arrivare a un’intesa definitiva sulla questione nucleare. Donald Trump non ha usato mezzi termini, minacciando una ripresa degli attacchi militari se Teheran non si dovesse adeguare, e dichiarando di voler rendere gli Stati Uniti i “custodi del Medio Oriente” trattenendo il 20% dei ricavi della regione.
Sul fronte europeo il cosiddetto Gruppo E4, formato da Italia, Francia, Germania e Regno Unito, ha ribadito in una nota congiunta che “l’Iran non dovrà mai acquisire armi nucleari”, aprendo però a una revoca graduale delle sanzioni a fronte di passi concreti e verificabili. La premier Giorgia Meloni ha definito il memorandum d’intesa “un’occasione di pace che va colta”, ringraziando i mediatori. Una linea condivisa anche dai vertici Ue Antonio Costa, Ursula von der Leyen e Kaja Kallas. L’autorità marittima iraniana ha fatto sapere che il blocco resterà in vigore “fino a nuovo ordine”, ma Trump ha confermato che la riapertura totale e senza pedaggi coinciderà con la firma di venerdì, giusto il tempo di completare le operazioni di sminamento. A garantire la libertà di navigazione ci sarà la missione marittima internazionale a guida anglo-francese, annunciata da Emmanuel Macron e Keir Starmer.
Non tutto, però, è tornato calmo. Nelle prime ore di oggi i media libanesi hanno segnalato nuovi raid israeliani nel sud del Paese. Il ministro della Difesa di Tel Aviv, Israel Katz, ha chiarito che le Forze di Difesa Israeliane manterranno il controllo delle zone di sicurezza in Libano, Siria e Gaza “senza alcun limite di tempo”.
Petrolio in caduta e il nodo delle accise in Italia
La reazione dei mercati è stata immediata. Il Brent, riferimento mondiale, ha perso il 3,9%, scendendo a EUR 73 al barile, mentre il WTI americano è arretrato del 4,8% fermandosi a EUR 70. Numeri che raccontano la fine dell’emergenza, soprattutto se confrontati con il record dello scorso 30 aprile 2026, quando il barile aveva superato la soglia choc dei EUR 109.
Questa normalizzazione del prezzo del petrolio riporta in primo piano il tema del taglio delle accise. La misura era stata introdotta lo scorso marzo, in piena emergenza, per contenere i prezzi di benzina e diesel finiti alle stelle, ed è stata da poco prorogata fino al 3 luglio, anche se con uno sconto ben più ridotto rispetto all’inizio.
Le accise restano una voce fondamentale per l’erario, e mantenere questo bonus ha pesato parecchio sulle casse dello Stato. Con il ritorno della stabilità in Medio Oriente e il calo dei prezzi alla pompa, il governo Meloni potrebbe approfittarne per archiviare definitivamente la misura emergenziale. Le prossime sedute sui mercati saranno decisive: se dopo la firma di Ginevra il trend ribassista del greggio verrà confermato, il taglio delle accise si avvierà verso la sua naturale uscita di scena.