Gli esami per la patente truccati sono diventati un problema abbastanza serio da spingere il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti a mettere in campo strumenti che fino a poco tempo fa sembravano usciti da un film di spionaggio. Parliamo di jammer, apparecchi capaci di disturbare i segnali elettronici, chiamati ora a fare da sentinelle nelle sedi dove si svolgono i quiz per la patente. La logica è semplice: se i candidati usano tecnologia per barare, allora si risponde con altra tecnologia.
Il punto è che negli ultimi anni i dispositivi elettronici sono diventati minuscoli. Microcamere grandi quanto un bottone, auricolari quasi invisibili infilati nel condotto uditivo, gadget che fino a qualche tempo fa nessuno avrebbe immaginato di trovare durante una prova teorica. E invece eccoli lì, dentro le aule d’esame, usati da chi cerca la scorciatoia per superare i quiz patente senza troppa fatica.
Come funziona la stretta anti frode
Il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti ha quindi scelto di schierare le ultime tecnologie disponibili sul mercato. I jammer, in pratica, generano un disturbo che rende inutilizzabili gli strumenti di comunicazione a distanza. Chi conta di ricevere le risposte da un complice esterno tramite auricolari o di trasmettere le domande con una microcamera si ritrova con dispositivi che semplicemente non funzionano più.
L’obiettivo dichiarato è tagliare alla radice le frodi che negli ultimi tempi si erano moltiplicate. La diffusione di questi apparecchi sempre più piccoli e difficili da individuare a occhio nudo aveva reso i controlli tradizionali poco efficaci. Un esaminatore, per quanto attento, non può accorgersi di un auricolare nascosto o di una telecamera cucita dentro un colletto. I jammer, invece, agiscono a monte, bloccando il segnale prima ancora che possa servire a qualcosa. Va detto che la scelta arriva dopo aver constatato quanto fosse cresciuta la platea di chi tentava di superare la prova con l’aiuto della tecnologia. Non si tratta di casi isolati, ma di un fenomeno abbastanza diffuso da meritare una risposta strutturata. E la risposta, appunto, è tecnologica.
Il messaggio che passa è piuttosto chiaro. Presentarsi all’esame con l’idea di farsi suggerire le risposte da fuori adesso è molto più rischioso, perché gli strumenti su cui questi candidati contavano rischiano di ridursi a pezzi di plastica inutili nel momento decisivo. La frode negli esami per la patente, insomma, diventa un’impresa parecchio più complicata.