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Parabrezza avvolgente: l’icona anni ’50 sparita in pochi anni

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Il parabrezza avvolgente è stato uno dei tratti più riconoscibili delle auto degli anni Cinquanta, eppure è sparito quasi con la stessa rapidità con cui era comparso. Il design automobilistico cambia senza sosta e le vetture di oggi, messe accanto a quelle costruite cinquant’anni fa, sembrano vere astronavi. Nel frattempo i marchi hanno messo da parte forme, silhouette e dettagli che avevano segnato un’epoca per seguire lo stile del momento. Quel vetro curvo che abbracciava l’abitacolo non ha fatto eccezione.

A molti viene in mente subito la General Motors Le Sabre del 1951, considerata quasi all’unanimità la prima auto con questo tipo di cristallo. A disegnarla fu Harley Earl, l’allora responsabile del design di GM, che la concepì come una lettura spettacolare di come avrebbero potuto essere le macchine del futuro. Una versione stradale non vide mai la luce, ma la soluzione del vetro panoramico arrivò comunque in produzione. Il caso più celebre è quello della Chevrolet Corvette del 1953, che montava un parabrezza praticamente identico a quello del prototipo di Earl. Stessa scelta per la Cadillac Eldorado e per la Oldsmobile Fiesta.

C’è però un dettaglio che spesso passa inosservato. Tredici anni prima della Le Sabre era stato presentato un altro esemplare unico con un vetro molto simile, la Hispano Suiza H6B Dubonnet Xenia. Questa vettura era stata studiata con grande cura per fendere l’aria opponendo la minor resistenza possibile, e proprio il parabrezza avvolgente aveva un ruolo centrale nel raggiungere quell’obiettivo.

Perché il parabrezza avvolgente è scomparso così in fretta

Per tutti gli anni Cinquanta parecchie case automobilistiche seguirono l’esempio di GM e lanciarono modelli con il vetro curvo, da Ford a Chrysler fino a Hudson e Packard. Abbinati a montanti anteriori sottilissimi, questi cristalli erano diventati una vera moda. Poi, nel giro di poco, sparirono dalla scena con la stessa velocità con cui l’avevano conquistata.

Visti da fuori facevano senz’altro la loro figura, ma le porzioni curve del vetro riducevano la visibilità e creavano una strana distorsione. Gli appassionati considerano l’auto molto più di un oggetto, mentre per la maggior parte delle persone resta soltanto un mezzo per spostarsi dal punto A al punto B. Se la forma dei finestrini rende difficile guardare fuori e quindi peggiora la guida, gli acquirenti finiscono inevitabilmente per allontanarsi.

A complicare le cose c’era anche il calore. Il vetro avvolgente e i montanti sottili, come quelli a zampa di cane adottati da GM, lasciavano entrare troppo calore nell’abitacolo. In un periodo in cui l’aria condizionata non era ancora di serie su tante auto nuove, il problema si faceva sentire eccome. Infine c’era la questione della sicurezza. Montanti così esili erano belli da vedere ma di certo non rappresentavano una soluzione sicura, soprattutto in caso di incidente.

Koenigsegg e il ritorno del vetro panoramico

I parabrezza in stile anni Cinquanta non esistono più, ma questo particolare elemento di design non è del tutto scomparso dalle auto moderne. Koenigsegg costruisce supercar e hypercar con vetri avvolgenti molto scenografici fin dal debutto del prototipo CC negli anni Novanta. Da allora tutti i modelli di serie del marchio hanno adottato una soluzione simile, dalla CC8S fino all’attuale Jesko.

A giustificare la scelta della casa svedese contribuisce il fatto che le sue vetture costano milioni di euro. I proprietari sono quindi più disposti a spendere le migliaia di euro necessarie per sostituire il cristallo in caso di danni. Le avanzate monoscocche in fibra di carbonio utilizzate da Koenigsegg permettono inoltre di abbinare questi parabrezza a montanti anteriori sottili senza compromettere l’integrità strutturale dell’auto.

Fonte: TecnoAndroid

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