Vai al contenuto
Offerte

Pannolini per adulti, in Giappone il riciclo è un problema

In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni

Il Giappone ha così tanti anziani che il riciclo dei pannolini usati è diventato un vero problema ambientale, con aziende e città impegnate a cercare un modo per evitare che le discariche finiscano sommerse. Non è il primo settore che viene in mente quando si pensa a guadagni miliardari, eppure l’industria dei pannolini attraversa un momento d’oro. Secondo le stime di settore quest’anno il mercato globale toccherà circa 72 miliardi di euro, quasi 2,6 miliardi in più rispetto all’anno precedente. E le prospettive sono ancora più rosee perché, nonostante il calo delle nascite in buona parte del mondo, l’invecchiamento della popolazione e la domanda di prodotti per adulti dovrebbero spingere il comparto a crescere del 3,24% all’anno fino a sfiorare i 93 miliardi di euro nel 2034.

Giappone: meno bebè ma molti più anziani

Dietro questi fatturati si nascondono però tonnellate di rifiuti difficili da smaltire. I responsabili del Big Toilet Project, iniziativa legata all’Institute of Making, calcolano che tra pannolini, altri articoli per l’incontinenza e assorbenti si producano ogni anno nel mondo tra 160 e 200 milioni di tonnellate di spazzatura. In Spagna nel 2015 l’associazione Ecologistas en Acción stimava circa 1.000 milioni di pannolini gettati, pari a circa 172.000 tonnellate di cotone, cellulosa, polimeri e altri scarti, in parte complicati da riciclare e destinati alla discarica o all’inceneritore. C’è poi chi calcola che solo nell’Unione Europea si consumino qualcosa come 33.000 milioni di pannolini usa e getta ogni anno.

Il calo della natalità in Cina, Giappone, Corea del Sud, Europa, Russia o Stati Uniti non frena affatto il business. Il motivo è semplice perché i neonati diminuiscono ma gli anziani aumentano, e una parte consistente di loro ha bisogno di pannolini per adulti o di prodotti per l’incontinenza. Tra il 30 e il 50% degli over 80 o delle persone che vivono nelle residenze li utilizza. Un dato pesante sul fronte della gestione dei rifiuti, visto che si tratta di persone che ne consumano diversi al giorno (di solito tra tre e cinque) e che usano modelli più grandi di quelli pensati per i bambini.

Il Giappone, diventato suo malgrado il grande laboratorio mondiale dell’invecchiamento, ha superato nel 2011 una soglia emblematica. Quell’anno le vendite di pannolini per adulti hanno superato per la prima volta quelle per neonati, come comunicato da Unicharm, il principale produttore del Paese. All’epoca il 23% della popolazione nipponica aveva già compiuto 65 anni, oggi quella quota ha raggiunto il record del 29,6% ed è ancora in salita. Anche i numeri del mercato confermano la tendenza. Nel 2025 il settore mondiale dei pannolini valeva circa 70 miliardi di euro e arriverà a circa 93 miliardi nel 2034, mentre quello dei prodotti specifici per adulti, fermo a circa 10 miliardi nel 2017, supererà i 26 miliardi nel 2032 con un tasso di crescita annuo vicino al 7% e una domanda particolarmente forte in Europa (32,8%).

La soluzione giapponese e i suoi limiti

Ogni minuto finiscono nelle discariche del pianeta più di 300.000 pannolini monouso, spesso poi bruciati. La sfida riguarda il volume enorme ma anche le emissioni della combustione e la dispersione di plastica che raggiunge suoli e oceani. “I pannolini sporchi potrebbero essere considerati il rifiuto marino più dannoso”, avverte Jo Royle, dirigente di Common Seas & Advisory.

Per affrontare la questione Unicharm ha avviato un progetto che prevede la raccolta dei pannolini usati, il lavaggio, la separazione dei componenti e il loro riutilizzo nella produzione di carta igienica o persino di nuovi pannolini. Con i polimeri più assorbenti si ricava invece lettiera per gatti, il tutto grazie a un trattamento speciale con ozono, sbiancamento e deodorazione. “La domanda di pannolini per bambini sta diminuendo. Ma sempre più persone anziane usano pannolini e, più di recente, anche gli animali domestici”, ammette Takahisa Takahara di Unicharm. L’azienda sta sperimentando le sue tecniche in due comuni del sud del Paese, Shibushi e Osaki, che già un quarto di secolo fa decisero di intervenire per evitare il collasso della loro discarica nel giro di pochi anni. Grazie alle politiche adottate da allora l’impianto ha la sopravvivenza garantita per almeno quattro decenni.

Perfezionare il processo tecnico però non basta, perché restano da superare le difficoltà della raccolta, del trattamento e della sensibilizzazione dei consumatori verso articoli nati dai rifiuti, e non solo per una questione psicologica. I prodotti riciclati dell’azienda nipponica costano il 10% in più rispetto a quelli realizzati con materiali nuovi e sono disponibili solo in alcuni negozi. Il riciclo stesso richiede inoltre una quantità d’acqua così elevata che la società si è già posta l’obiettivo di ridurla.

Fonte: TecnoAndroid

Condividi:
185 Condivisioni