Posizionare dei pannelli solari tra i binari potrebbe essere la svolta. In Svizzera l’idea di sfruttare lo spazio già esistente per produrre energia pulita è diventata un test concreto. Nel villaggio di Buttes, nel cantone di Neuchâtel, la società Sun-Ways continua a sperimentare il primo impianto solare rimovibile montato direttamente su una linea ferroviaria aperta al passaggio dei treni. Niente nuovo territorio occupato, niente campi sacrificati: solo la fascia libera che corre tra le rotaie.
Come funziona l’impianto tra le rotaie
Su un tratto di circa 100 metri della linea gestita da transN, nella regione di Val-de-Travers, sono stati installati 48 pannelli solari nello spazio tra i binari. I moduli sono talmente bassi da lasciar passare i convogli senza problemi e possono essere tolti quando servono interventi sulla linea. La capacità complessiva si ferma a 18 kilowatt, con una produzione stimata attorno ai 16.000 kilowattora all’anno. Numeri da progetto pilota, certo, ma sufficienti per capire come si comportano i moduli in condizioni reali.
L’impianto è entrato in funzione nel mese di aprile dello scorso anno. Il via libera dell’Ufficio federale dei trasporti svizzero era arrivato nel 2024, dopo una revisione tecnica durata dieci mesi. Va detto che nel 2023 una prima valutazione aveva bocciato tutto, per questioni di sicurezza e manutenzione. La sperimentazione andrà avanti fino ad aprile 2028 e viene seguita con attenzione anche fuori dai confini svizzeri. Sun-Ways ha infatti firmato un accordo con SNCF: l’operatore ferroviario francese potrà consultare dati di produzione, risultati tecnici e riscontri operativi del progetto, guardando soprattutto agli effetti su manutenzione e disponibilità della linea.
La tecnologia messa a punto da Sun-Ways sfrutta la striscia tra le rotaie senza toccare l’uso principale della ferrovia. I moduli, larghi più o meno un metro, vengono posati con una macchina ferroviaria sviluppata insieme a Scheuchzer, azienda svizzera che si occupa di manutenzione dei binari. Il sistema usa un meccanismo a pistoni per stendere pannelli già assemblati lungo la tratta, con una capacità potenziale che si spinge fino a 1.000 metri quadrati in tempi piuttosto rapidi.
Le sfide tecniche e gli obiettivi futuri
Il punto cruciale è proprio la possibilità di rimuovere i moduli. Su una linea in esercizio, ispezioni, riparazioni e interventi urgenti devono restare sempre possibili. I pannelli di Sun-Ways possono quindi essere smontati dagli addetti quando serve accedere alla sede ferroviaria, poi rimessi al loro posto a lavori finiti. “È la prima volta che pannelli solari vengono installati su un binario ferroviario con treni che vi passano sopra”, ha dichiarato Joseph Scuderi, CEO di Sun-Ways.
In questa fase la società sta studiando un po’ tutto: posa e rimozione, riflessi luminosi, compatibilità con le apparecchiature ferroviarie, accumulo di sporco, rendimento e tenuta nel tempo. Tra vibrazioni, polvere, particelle metalliche, neve e onde di pressione generate dai treni, i moduli fotovoltaici lavorano in condizioni ben diverse da un tetto o da un campo aperto. Anche l’Unione internazionale delle ferrovie ha segnalato rischi possibili, come microfratture, riflessi per i macchinisti e aumento del rischio di incendio. Sun-Ways risponde con pannelli più robusti, rivestimenti anti-riflesso, sensori integrati e collegamenti elettrici protetti dentro i moduli. Per la pulizia ha pensato persino a spazzole cilindriche montate sul retro dei treni, così da rimuovere detriti durante il passaggio.
Per ora l’elettricità prodotta a Buttes dovrebbe finire nella rete locale. Ma l’orizzonte è un altro. “Ci sono tre modi per utilizzare la corrente fotovoltaica prodotta”, ha spiegato la società, citando l’alimentazione dell’infrastruttura ferroviaria come scambi e segnali, la rete del distributore locale o quella di trazione che alimenta le locomotive. Proprio la trazione ferroviaria è l’obiettivo di lungo periodo: “La nostra ambizione è produrre energia tra i binari e reimmetterla nella corrente di trazione dei treni, così che sia praticamente al 100% autoprodotta”, ha detto Scuderi.

