Tornano i guai legali per OpenAI, e questa volta a muoversi è la Florida, che ha deciso di portare in tribunale l’azienda e il suo CEO Sam Altman con una causa civile che fa rumore. Al centro c’è ChatGPT, accusato di essere stato venduto al pubblico come uno strumento sicuro e affidabile, quando invece chi lo aveva sviluppato sarebbe stato perfettamente consapevole dei rischi. Contenuti dannosi, autolesionismo, violenza, dipendenza tra i minori: tutto materiale che secondo l’accusa sarebbe stato messo in secondo piano pur di non frenare crescita e fatturato.
A guidare l’offensiva è il procuratore generale repubblicano James Uthmeier, che non usa mezzi termini. La tesi di fondo è semplice e pesantissima: OpenAI avrebbe scelto i profitti al posto della tutela degli utenti, in particolare quelli più giovani. Una scelta che, stando ai documenti depositati, avrebbe avuto conseguenze concrete e drammatiche.
I casi citati nella denuncia contro ChatGPT
La causa non si limita alle accuse generiche, ma porta in aula una serie di episodi tragici, tra omicidi e suicidi, che avrebbero coinvolto persone entrate in contatto con il chatbot. Uno dei più dolorosi riguarda Adam Raine, un ragazzo di 16 anni morto nell’aprile dell’anno scorso: secondo l’accusa, sarebbe stato proprio ChatGPT a redigere il suo biglietto d’addio.
C’è poi la vicenda di Phoenix Ikner, studente della Florida State University, responsabile dell’uccisione di due persone nel 2025. Avrebbe usato il chatbot per pianificare l’attentato, arrivando a farsi indicare gli orari in cui il centro studentesco era più affollato. E ancora le storie di Nahida Bristy e Zamil Limon, entrambi laureati alla USF, uccisi da una persona che si sarebbe servita di ChatGPT per capire come disfarsi dei corpi. Per questi e altri casi la Florida chiede risarcimenti economici e l’introduzione di misure più solide per mettere in sicurezza la piattaforma.
La replica di OpenAI e le accuse a Sam Altman
Dall’altra parte, OpenAI rispedisce tutto al mittente. L’azienda sostiene di aver già messo in campo numerose protezioni pensate per i minori e, più in generale, sistemi capaci di prevenire usi pericolosi del servizio. Una difesa che però deve fare i conti con un’espressione molto dura presente negli atti, che parla di una cultura tossica di menzogne alimentata proprio dai vertici.
Il bersaglio principale resta Sam Altman. Secondo la denuncia, ci sarebbe stata una certa negligenza nella fase di test precedente al lancio. Altman, in particolare, avrebbe ignorato di persona le indicazioni del team che si occupava di sicurezza pur di accelerare l’uscita del modello GPT-4o, facendolo arrivare un giorno prima rispetto al rilascio della versione aggiornata Gemini 1.5 Pro da parte di Google. Il risultato? Le valutazioni che sarebbero servite si sarebbero svolte in tutta fretta, comprimendole nello spazio di una sola settimana.