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Un dipendente OpenAI è stato arrestato con l’accusa di aver cercato di spiare le riunioni più riservate dell’azienda, e a sorprendere è soprattutto lo strumento scelto. Per tentare di intercettare i dirigenti di una delle società tecnologiche più importanti al mondo sarebbero bastati un dispositivo elettronico da circa 12 euro e un po’ di carta igienica. Al centro dell’inchiesta c’è Abdulrahman Alfozan, ingegnere informatico di 35 anni e cittadino saudita, accusato di aver installato un apparecchio di registrazione clandestino negli uffici di San Francisco della società guidata da Sam Altman.
L’FBI lo ha fermato il 9 ottobre, mentre il Dipartimento della Giustizia statunitense ha reso pubblico il caso solo qualche giorno dopo. Alfozan era stato assunto da OpenAI nel luglio 2025 e ora deve rispondere dell’accusa di aver utilizzato, o tentato di utilizzare, un dispositivo elettronico per intercettare comunicazioni orali senza autorizzazione. Se riconosciuto colpevole rischia fino a cinque anni di carcere e una multa di circa 215 mila euro.
Una scheda da pochi euro trasformata in cimice
Secondo l’identificazione fatta a partire dalle immagini diffuse dalle autorità americane, l’apparecchio sarebbe un Seeed Studio XIAO ESP32 S3 Sense, una piccola scheda programmabile che il catalogo ufficiale del produttore propone a circa 12 euro. Il costo finale può salire con eventuali componenti aggiuntivi e modifiche, ma la base resta un oggetto alla portata di chiunque. Si tratta di una scheda di sviluppo, in pratica un minuscolo computer pensato per prototipi e progetti tecnologici. Grande più o meno come un pollice, integra un microfono digitale, una fotocamera rimovibile e uno slot per schede microSD, oltre a connessioni WiFi e Bluetooth per trasferire i dati.
Di solito la usano appassionati di elettronica e sviluppatori che vogliono sperimentare con sensori e piccoli sistemi di intelligenza artificiale. Le stesse caratteristiche però la rendono perfetta anche come registratore audio estremamente compatto. Stando agli atti giudiziari, il dispositivo trovato negli uffici sfruttava un sistema di crittografia che ha impedito ai responsabili della sicurezza di leggere subito le registrazioni in memoria. OpenAI lo ha definito particolarmente “sofisticato”, con funzioni di monitoraggio audio e un sistema per trasferire informazioni aggirando i normali controlli. Doti che dipenderebbero più dal software installato e dalle modifiche apportate che dall’hardware commerciale in sé.
Il nascondiglio dietro il televisore e le richieste al chatbot
Il 30 settembre il personale di OpenAI ha scoperto la cimice collegata a una porta USB sul retro di un televisore, avvolta nella carta igienica per renderla meno visibile. La stanza non era casuale. Si trattava di una sala conferenze riservata ai dirigenti e ai loro assistenti, usata abitualmente per discutere dei programmi di ricerca e dei rapporti con partner commerciali e rappresentanti governativi. Gli investigatori ritengono che l’apparecchio fosse stato piazzato pochi giorni prima. Le telecamere dell’edificio avevano ripreso Alfozan più volte nei paraggi della sala, nonostante l’ingegnere non fosse autorizzato a partecipare alle riunioni che vi si tenevano.
Dopo il ritrovamento l’azienda ha installato una telecamera anche all’interno della stanza. Il 5 ottobre le immagini hanno mostrato Alfozan entrare e guardare proprio dietro il televisore. Nella stessa giornata, in un’altra stanza, avrebbe lasciato incustodita una borsa con portafoglio, documenti personali e un secondo dispositivo di registrazione simile al primo.
Dalle indagini è emerso anche che Alfozan avrebbe interrogato un’intelligenza artificiale sviluppata da OpenAI per avere informazioni sulla disposizione degli edifici, sulla disponibilità delle sale riunioni, sugli incontri in agenda e sui luoghi frequentati dai dirigenti. Gli atti citano poi una serie di richieste partite da un account associato alla moglie dell’ingegnere, che condivideva diversi identificativi con quello di Alfozan. Tra il 24 e il 30 settembre da lì sarebbero arrivate domande su come costruire un registratore audio continuo, personalizzare una connessione WiFi, migliorare l’ascolto a distanza e cifrare il contenuto di una scheda di memoria. Alcune contenevano perfino identificativi tecnici corrispondenti al dispositivo trovato, anche se i documenti non stabiliscono chi abbia digitato materialmente ciascuna richiesta.
Cosa sarebbe finito nelle mani sbagliate
Le autorità stanno ancora cercando di capire quali informazioni siano state eventualmente raccolte e a chi fossero destinate. Secondo OpenAI, in base alle verifiche disponibili non ci sono segnali di accessi impropri o di trasferimenti all’esterno dei pesi dei modelli, del codice sorgente o dei dati dei clienti. I pesi sono i parametri numerici che un modello di intelligenza artificiale apprende durante l’addestramento e che ne determinano in buona parte il funzionamento, una delle risorse più preziose per un’azienda del genere. Va ancora accertato se il registratore abbia davvero catturato conversazioni riservate e se qualcuno le abbia ascoltate o ricevute.
Il governo americano ha subito inserito la vicenda nel dibattito sulla sicurezza nazionale, con il direttore dell’FBI Kash Patel che ha collegato il presunto tentativo di intercettazione alla necessità di proteggere le tecnologie statunitensi più avanzate. Per ora però l’accusa contro Alfozan riguarda soltanto l’intercettazione illegale di comunicazioni. Non sono emerse prove pubbliche di un coinvolgimento del governo saudita né è stato individuato un possibile destinatario delle informazioni, e l’ingegnere resta presunto innocente fino a sentenza definitiva. L’indagine va avanti e la prossima udienza è fissata per il 19 ottobre.
Fonte: TecnoAndroid


