Parlare del finale di Obsession significa fare i conti con un film che si prende gioco delle aspettative. Chi si aspetta il solito horror dove uno dei due partner impazzisce e comincia a fare cose folli, rimane spiazzato. Qui c’è dell’altro, qualcosa di più marcio e sottile, e proprio per questo il film resta addosso molto più a lungo del previsto. La forza sta tutta nel significato, in ciò che racconta senza dirlo apertamente.
Attenzione, da qui in poi si entra nel vivo, quindi chi non ha ancora visto Obsession farebbe meglio a fermarsi. Verranno toccate scene chiave e ovviamente il finale.
Bear è il vero mostro della storia
Il nucleo di tutto sta in un punto preciso: Bear non ama davvero Nikki. Sembra assurdo, eppure è così. Il ragazzo capisce benissimo che la persona che ha accanto non è la vera Nikki, capisce che quella entità è soltanto una proiezione di ciò che lui desidera, e nonostante questo non gli importa nulla. La relazione diventa così abusiva e violenta, perché la finta Nikki appare spenta, dissociata, come svuotata, mentre la Nikki autentica resta prigioniera dentro di sé e percepisce ogni singola cosa.
Ed è qui che il film diventa davvero disturbante. Bear lo sa. Sa che dentro quel corpo c’è ancora la vera Nikki, sa che lei sente e soffre, ma sceglie comunque di tenerla in pugno, di controllarla, arrivando a sfruttarla anche sessualmente. Il suo lato narcisistico e manipolatorio viene fuori senza filtri. Più volte, durante il film, Bear avrebbe la possibilità di rimediare e ogni volta decide di non farlo.
Un intreccio di relazioni tossiche
Attorno a Bear ruotano altri personaggi che rendono la storia realistica e per niente rassicurante. C’è Sarah, che prova sentimenti veri per lui e si preoccupa davvero, anche se il suo comportamento verso Nikki non è del tutto pulito, dato che ignora la reale condizione della ragazza. E poi c’è Ian, che cerca di allontanare Bear da Nikki, ma non certo per bontà d’animo, visto che Ian e Nikki hanno rapporti occasionali e quindi agisce per un proprio tornaconto. Sono dinamiche umane, quelle in cui chiunque può riconoscersi. Il problema di fondo però resta uno solo, e ha un nome: Bear. Il suo narcisismo porta alla morte di Sarah e Ian per mano dell’entità.
Nel caos totale, con la situazione ormai fuori controllo, a Bear resta solo una scelta: uccidere Nikki o togliersi la vita. Ed è qui che arriva il gesto più codardo di tutto il film. Preso dai sensi di colpa e incapace di reggere le conseguenze, prova a suicidarsi con la pistola di Nikki puntandola su diverse parti del corpo, senza riuscirci. Alla fine sceglie di morire nello stesso modo in cui era morta la sua gatta all’inizio: per overdose.
Anche questa morte è un modo per far sentire in colpa Nikki. Lo si capisce dalla scena in cui la Nikki originale riprende per un attimo il controllo e lo implora di ucciderla, di porre fine alle sue sofferenze, e lui risponde con un gelido “è così brutto stare con me?”. Solo pensiero per sé stesso, zero ascolto. L’entità spezza il bastoncino dopo che Bear ha ingerito le pastiglie, si dissocia un momento, e nell’istante in cui lui muore gli effetti del desiderio svaniscono del tutto. Nikki si risveglia con la vita distrutta, urla di terrore e dolore, e realizza che verrà arrestata e forse condannata a morte.
Tutta la vicenda mette in scena quanto possano essere pericolose le relazioni tossiche, quanto egoismo e manipolazione riescano a rovinare la vita delle persone. Il film è una critica diretta a problemi come abusi, sfruttamenti e femminicidi, e dimostra una cosa semplice e terribile allo stesso tempo: il vero orrore non è la creatura sovrannaturale, ma l’uomo e i suoi rapporti privi di empatia.