Chi segue il mondo del PC gaming con una certa costanza ricorderà probabilmente la vicenda che aveva investito NZXT un paio di anni fa, quando il suo servizio di noleggio computer chiamato NZXT Flex era finito al centro di un caso piuttosto rumoroso negli Stati Uniti. Una storia di pratiche commerciali ritenute ingannevoli e di recupero crediti gestito in modo molto aggressivo, che adesso trova il suo epilogo legale: NZXT e la sua partner Fragile hanno accettato un patteggiamento da circa 3,45 milioni di euro per chiudere la controversia.
Da questa parte dell’oceano il servizio non è mai arrivato, e forse proprio per questo la vicenda era passata un po’ sottotraccia. Ma negli USA il caso aveva fatto parecchio rumore, con tanto di indagine approfondita e successiva class action.
Come funzionava NZXT Flex e cosa è andato storto
L’idea di partenza, va detto, aveva una sua logica. I PC gaming di fascia alta costano parecchio, e NZXT aveva pensato di proporre una formula di abbonamento mensile per rendere più accessibile l’acquisto, spalmando la spesa nel tempo. Sulla carta, un modo intelligente per abbattere i costi iniziali e permettere a più persone di mettere le mani su configurazioni di un certo livello.
Peccato che, da un’indagine condotta in modo piuttosto meticoloso, fossero emersi problemi tutt’altro che trascurabili. Prima di tutto, i prezzi risultavano esorbitanti rispetto all’hardware effettivamente proposto. Non esattamente il tipo di trasparenza che ci si aspetta da un servizio che dovrebbe semplificare la vita al consumatore.
Da quella stessa indagine era poi scaturita una class action vera e propria. Le accuse nei confronti di NZXT e Fragile erano piuttosto pesanti: aver indotto in errore oltre 19.000 clienti attraverso comunicazioni poco chiare sulle specifiche hardware e sui prezzi reali del servizio. Il tutto condito da strategie di marketing considerate fuorvianti, il genere di cose che negli Stati Uniti tendono a trasformarsi rapidamente in questioni legali molto serie.
Il patteggiamento chiude la vicenda
Il patteggiamento da circa 3,45 milioni di euro rappresenta dunque la fine di questo percorso. NZXT e Fragile hanno scelto di chiudere la controversia senza proseguire ulteriormente in tribunale. Una cifra che, considerando il numero di clienti coinvolti, dà un’idea della portata del problema.
Il servizio NZXT Flex era stato pensato come un’evoluzione del modo di accedere al PC gaming, un tentativo di rendere il settore meno esclusivo dal punto di vista economico. Ma la distanza tra la promessa commerciale e la realtà dei fatti si è rivelata troppo ampia, e la gestione del post vendita, soprattutto nella fase di recupero crediti, aveva ulteriormente deteriorato il rapporto con i clienti.